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NOVITÀ NORMATIVE

APPLICAZIONE TARES SEMPRE PIU' COMPLICATA.

I commercialisti bocciano la Tares. Il nuovo tributo sui rifiuti urbani e sui servizi indivisibili erogati dai comuni, che dovrebbe entrare in vigore dal 2013 (almeno stando a quanto dichiarato dal sottosegretario all'economia Vieri Ceriani che in un question time alla camera ha ufficialmente escluso la possibilità di una proroga) crea già parecchi problemi applicativi.
Sia ai comuni che agli operatori. Molti sono infatti gli aspetti problematici della disciplina a cominciare dall'obbligo per i sindaci di assicurare l'equilibrio economico del servizio di gestione dei rifiuti a partire dall'anno prossimo, per non parlare poi della mancata emanazione del regolamento attuativo che sarebbe dovuto arrivare entro il 31 ottobre scorso (anche se si tratta di un termine meramente ordinatorio, come precisato dal Vieri Ceriani).
Ma quello che preoccupa maggiormente i commercialisti è la natura bifronte della Tares che a una tassa sui rifiuti associa un'imposta sui servizi comunali. E' proprio questo «lato B» a non convincere, nella parte in cui assume la fisionomia di una maggiorazione della tassa rifiuti pari a 0,30 euro a metro quadro elevabile dai comuni sino a 0,4 euro in funzione della tipologia di immobile e della zona in cui è ubicato.
Il problema, sottolinea l'informativa n.84/2012, pubblicata ieri e predisposta dalle commissioni di studio fiscalità dell'area enti pubblici del Cndcec, è che trattandosi di un'imposta, deve essere collegata a indici di capacità contributiva. In pratica, secondo i commercialisti, se la superficie dell'abitazione è idonea a fondare l'applicazione di una tassa, come accade appunto per la parte relativa ai rifiuti, altrettanto non può dirsi per l'imposta sui servizi.
«Non si vede come possa affermarsi», osserva il Cndcec, «che un soggetto che utilizza una superficie di estensione doppia di un altro dimostri un'attitudine alla contribuzione alle spese pubbliche ugualmente raddoppiata rispetto a quest'ultimo». Ragion per cui, meglio sarebbe introdurre correttivi legati al reddito o al patrimonio del contribuente. La materia è particolarmente delicata perché la maggiorazione sui servizi indivisibili costituisce la condizione necessaria per un'ulteriore riduzione delle assegnazioni statali ai comuni pari a un miliardo di euro a decorrere dal 2013.
Un altro punto problematico è rappresentato dalle modalità di pagamento del tributo sui rifiuti. Il dl 201/2011 esclude infatti che la riscossione e l'applicazione della tassa possano essere affidate al gestore del servizio. Il dominus della Tares è infatti il comune che dovrà dunque attivarsi per incassarne direttamente gli introiti. Secondo i commercialisti imporre questa regola a tutti i comuni è «irrazionale», tanto più che il soggetto gestore non sarebbe neppure legittimato a intervenire nelle fasi propedeutiche all'applicazione e riscossione della tassa rifiuti, quali la bollettazione e i controlli, visto che si tratta di attività riservate ai soggetti iscritti all'albo tenuto dal ministero delle finanze.
I rilievi dei commercialisti si pongono sulla stessa lunghezza dell'onda di quelli espressi una decina di giorni fa dall'Anci. Secondo il presidente Graziano Delrio che ha scritto a Vieri Ceriani, l'avvio dal 1° gennaio prossimo della Tares sulla base dell'attuale legislazione farebbe emergere gravi rischi sia sotto il profilo dell'efficienza e della correttezza del prelievo, sia per quanto riguarda la continuità dei sistemi di gestione del servizio.
Tassa di concessione sui telefonini. In un'informativa resa nota sempre ieri (n.83), i commercialisti sono tornati sulla vexata quaestio dell'assoggettamento degli enti locali alla tassa di concessione governativa sui telefonini. La vicenda vede da anni fronteggiarsi da un lato le commissioni tributarie, secondo cui il tributo sarebbe stato implicitamente abrogato dal Codice delle comunicazioni elettroniche (dlgs n.259/2003, e dall'altro l'Agenzia delle entrate, che invece continua imperterrita a sostenere che la tassa esiste ancora e va pagata.
Dopo aver fatto il punto sulle tappe della vicenda e aver messo in guardia i contribuenti interessati a chiedere il rimborso sull'aleatorietà di un eventuale ricorso viste le incertezze interpretative che gravano sulla materia, il Cndcec ha ribadito che i comuni interessati a fare causa al fisco devono prestare attenzione al fatto che l'azione è soggetta a un termine triennale di decadenza a decorrere dal pagamento. Tuttavia, sottolineano i commercialisti, qualora l'illegittimità della Tassa venisse dichiarata dalla Corte di cassazione, «si potrebbe configurare il caso dell'indebito pagamento e non dell'erroneo pagamento, il che renderebbe decennale il termine entro il quale chiedere il rimborso».
Il Cndcec ha anche chiarito che, diversamente da quanto accade per i rimborsi dell'Iva sulla Tia (per i quali è corretto indirizzare le istanze all'ente gestore del servizio tributi), il recupero della tassa sui telefonini non pagata dovrà essere indirizzato al comune e non alla società telefonica che si limita a incassare per conto dell'erario.
FONTE: ITALIA OGGI

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