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NOVITÀ NORMATIVE

RIFORMA DEI CONTROLLI IN TEMPI ORMAI STRETTISSIMI.

Tempi ultra-rapidi per la «rivoluzione dei controlli» negli enti locali prevista dal Dl 174/2012 che sta compiendo gli ultimi passaggi parlamentari in vista della conversione in legge. I correttivi introdotti alla Camera nel decreto originario, che hanno ritoccato anche la nuova disciplina dei controlli, non hanno però modificato il calendario.
L'avvio dei nuovi meccanismi, di conseguenza, dovrà inderogabilmente avvenire entro il 9 gennaio prossimo: il termine è quello fissato dall'articolo 3, comma 2, che anche dopo il passaggio alla Camera continua a far riferimento a 90 giorni dall'approvazione del decreto, e non dalla sua conversione in legge come spesso avviene quando il Parlamento rivede i meccanismi scritti dal Governo nel testo originario. Insomma, a meno di improbabili ripensamenti dell'ultima ora, occorrerà fare in fretta, anche per evitare di imboccare la strada che può portare a sanzioni pesantissime, fino allo scioglimento dell'ente.
L'impresa non è semplice, perché la nuova disciplina chiede di rivedere integralmente il meccanismo dei controlli interni e le stesse procedure ordinarie che caratterizzano la vita amministrativa degli enti locali e la decisione sugli atti di spesa. In pratica, si tratta di riordinare un'architettura dei controlli che poggia su tre pilastri, rappresentati dal controllo di regolarità contabile, dal controllo di gestione e da quello sugli equilibri di bilancio, a cui negli enti sopra i 15mila abitanti (la soglia era stata fissata a 10mila nel testo originario approvato dal Governo) si aggiungono i capitoli relativi al controllo strategico e a quello sulle società partecipate non quotate.
Regolarità contabile ed equilibri di bilancio sono naturalmente le due tipologie con più storia e diffusione nei controlli negli enti locali, ma ricevono dalla riforma importanti novità, a partire dal parere quasi vincolante (gli organi politici devono motivare l'eventuale deroga) che il responsabile del servizio finanziario deve dare su tutti gli atti che abbiano «riflessi diretti e indiretti sul bilancio».
Più innovativo il controllo strategico, che negli enti sopra i 15mila abitanti è chiamato a verificare i risultati conseguiti in base ai singoli obiettivi, le performance finanziarie, i tempi di realizzazione: nei Comuni maggiori esistono già molte esperienze di questo tipo, ma la nuova disciplina fissa con più puntualità caratteristiche e contenuti del controllo, che si deve estendere anche al monitoraggio sulla qualità dei servizi erogati e al tasso di soddisfazione degli utenti. Un analogo sistema di monitoraggi deve estendersi alle società partecipate, con un'analisi puntuale sui rapporti finanziari fra Comune e società, sul quadro contabile e i contratti di servizio, oltre che sul rispetto dei vincoli di finanza pubblica. Un aspetto, quest'ultimo, che appare più che problematico, come mostra l'allarme lanciato giovedì dalla Ragioneria sull'obbligo per i Comuni di vigilare sul deposito dei bilanci da parte di aziende speciali e istituzioni. Il termine scade il 30 novembre, ma praticamente nessuno ha trasmesso i dati e la vigilanza è in carico alle amministrazioni locali controllanti.
L'approvazione delle disposizioni regolamentari volte a disciplinare il controllo di regolarità amministrativa e contabile, il controllo di gestione, il controllo strategico, quello sugli equilibri di bilancio e quello sulle società partecipate è di competenza del consiglio comunale o provinciale, quindi viene ricondotto al novero degli atti fondamentali individuati dalla classificazione contenuta nell'articolo 42 del Tuel.
Non sono possibili alternative (linee-guida) e nemmeno elusioni alla competenza dell'organo collegiale rappresentativo, in quanto la competenza consiliare è espressamente indicata all'articolo 3, comma 2 del decreto, e quindi impedisce un intervento della Giunta (che sarebbe viziato da incompetenza).
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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