PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

FALSA PARTENZA PER IL RIORDINO DELLE SOCIETA' STRUMENTALI.

Gli almeno 20mila dipendenti delle società strumentali condannate dall'articolo 4 del decreto sulla spending review si interrogano, con sempre maggiore preoccupazione, sul loro destino. Eppure, mentre questo accade, complice la disattenzione della politica, un'altra porta si chiude. Ci riferiamo alla opzione offerta dal comma 3-sexies del medesimo articolo, i cui termini sono appena scaduti.
La norma, infatti, prevedeva che entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge i Comuni potessero predisporre un piano di ristrutturazione e razionalizzazione delle società controllate. Questo piano era sottoposto al giudizio del «Commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per acquisto di beni e servizi» che, se favorevole, doveva richiedere al Governo di emanare un decreto per attribuire un termine entro il quale attuare il piano stesso. Tutto ciò per consentire, in deroga alla norma che prevede invece la vendita o la messa in liquidazione delle società, la prosecuzione delle funzioni amministrative attraverso una società in house.
Un'ottima opportunità per i Comuni che non volessero rinunciare ai propri enti strumentali, e che permetteva il mantenimento della società e il conseguimento di economie di spesa.
Il risultato? Pochissimi progetti presentati al Commissario e praticamente nessun piano che, ad oggi, abbia ricevuto parere favorevole.
Un fatto allarmante, che trova più spiegazioni: alcune razionali, altre patologiche.
Tra le prime rientra il fatto che alcuni enti stanno cogliendo l'opportunità offerta dalla norma per ridurre il numero delle proprie società e hanno ormai deciso di tentare la via maestra della cessione di azienda (il termine, in questo caso, è il 30 giugno 2013). Occorre però che le aziende siano sane e il Comune sia in grado di assicurare continuità al contratto di servizio (il nuovo affidamento, parte dal 1° gennaio 2014 e deve durare cinque anni).
Ancora, certi Comuni si sono avvalsi delle opportunità offerte dall'articolo 9, che consente di mantenere le aziende se il Comune si assicura un risparmio di almeno il 20%. In effetti la confusione tra le due norme è clamorosa, e quindi vi è spesso la possibilità di optare per una strada o per l'altra.
La norma prevede, al comma 3, un'altra «via di fuga», ossia il riconoscimento che nel Comune sia impossibile ricorrere al mercato. Occorre però produrre una relazione che lo dimostri all'Autorità garante della Concorrenza e del mercato, per l'acquisizione di un suo parere vincolante. Improbabile, per questa strada, sperare in un salvataggio a pioggia.
Le altre possibili motivazioni, invece, sono tutte di natura patologica.
La prima è che molti Comuni e Province non si sono neppure accorti dell'opportunità offerta dalla norma o, comunque, non sono stati in grado di decidere in tempi così brevi. Per molti Comuni è impensabile iniziare a preoccuparsi oggi, quando il problema della chiusura delle società si porrà solo a fine 2013. In effetti, la legge ha le sue colpe: meglio sarebbe stato prevedere per questa opzione una scadenza pari a quella prevista per la messa in liquidazione.
La seconda è che in molti riterranno, elusivamente, che le proprie società svolgano servizi di «interesse generale» o, più semplicemente, ignoreranno del tutto il problema, fidando nella sostanziale assenza di sanzioni: la norma, del resto, è molto reticente sulle conseguenze di un mancato rispetto, limitandosi, al comma 8, a un non chiarissimo disposto sulla decadenza degli affidamenti diretti al 31 dicembre del 2014.
Se si vuole davvero incidere una norma così certo non basta: per ottenere un cambio di passo è necessario dare termini ragionevoli, opzioni chiare e sanzioni certe, che colpiscano inadempienze ed elusioni.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<settembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
28293031123
45678910
11121314151617
18192021222324
2526272829301
2345678
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio