PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

DAL 2013 RISCOSSIONE LOCALE A DOPPIO BINARIO.

O la gestione diretta delle entrate o un Consorzio partecipato dall'Anci che si avvarrà di Equitalia per la riscossione coattiva. Dal 1° luglio 2013 i comuni italiani non avranno altra scelta. In 5 pagine di emendamento al decreto salva-enti locali (dl n.174/2012) all'esame delle commissioni affari costituzionali e bilancio del senato, i relatori Carlo Sarro (Pdl) e Carlo Pegorer (Pd) hanno scritto una vera e propria riforma della riscossione locale che vedrà insieme l'Associazione dei comuni e la società guidata da Attilio Befera.
Equitalia non abbandonerà dunque i comuni e in questo modo scongiurerà gli eventuali esuberi di personale (circa 1.500 dipendenti) che avrebbe dovuto fronteggiare. Mentre l'Anci, che stava pensando di mettersi in proprio per gestire le entrate dei comuni e a questo proposito aveva costituito la società Anci riscossioni con tanto di partner privato già individuato (il gruppo Engineering, in cordata con Poste Tributi), manterrà un ruolo di coordinamento dell'istituendo Consorzio nella speranza, si augurano i sindaci, di poter arrivare a imporre a Equitalia metodi «più umani» di riscossione coattiva (questo è sempre stato l'auspicio del presidente Graziano Delrio).
Il consorzio gestirà dunque le attività di liquidazione, accertamento e riscossione volontaria di tutte le entrate comunali. La riscossione coattiva resterà invece prerogativa di Equitalia che potrà continuare a usare l'«arma» dell'iscrizione a ruolo. I rapporti tra Equitalia e il Consorzio saranno regolati da un'apposita convenzione che, quanto alla remunerazione, prevede quale limite massimo il rimborso dei costi medi di produzione «stimati per le analoghe attività normalmente svolte».
Per l'esercizio delle proprie funzioni, come detto, il Consorzio prenderà in carico il personale in sovrannumero delle società del gruppo Equitalia impiegato nella riscossione per conto dei comuni e il personale dell'Anci che per professionalità risulta «più adatto a garantire l'operatività del consorzio». La scelta del consorzio come detto non sarà obbligatoria. I comuni potranno sempre optare per la gestione diretta delle entrate che dovrà essere svolta in economia o, per gli enti che già gestiscono le entrate tramite società in house, attraverso convenzioni con queste ultime.
L'emendamento non piace però alla Lega che annuncia battaglia sul decreto legge (atteso in aula domani). Per il Carroccio, che alla camera aveva fatto approvare un emendamento per consentire la liberazione fiscale dei comuni da Equitalia approvato contro il parere del governo, si tratta di un blitz concordato tra governo e relatori per mantenere i 1.500 dipendenti di Equitalia «perdendone però 3 mila delle società di riscossione dei comuni che lavorano bene».
«È uno scandalo», tuona Massimo Garavaglia, responsabile del dipartimento fisco, finanze ed enti locali della Lega Nord, «per il metodo con cui è stato presentato, 5 pagine in un decreto che parla di tutt'altro, e perché si tratta una entrata a gamba tesa nella autonomia delle amministrazioni locali che si organizzano come meglio credono e che non amano i metodi di Equitalia».
Riordino delle province. Intanto, si fa sempre più in salita la strada verso l'approvazione del decreto legge sul riordino delle province. Tra pregiudiziali di costituzionalità pendenti come una spada di Damocle e parlamentari molto attenti a non scontentare i territori di provenienza in prospettiva elettorale, il dl potrebbe finire su un binario morto al senato. Il rischio è concreto perché, nonostante la disponibilità del ministro Filippo Patroni Griffi a confrontarsi col parlamento, i tempi sono strettissimi.
Il provvedimento deve essere convertito in legge entro il 5 gennaio 2013, impresa difficile, ma non impossibile a patto però che la camera dei deputati rinunci già da ora ad apportare ulteriori modifiche al testo limitandosi ad asseverare il decreto che uscirà da palazzo Madama. In che modo, è ancora tutto da definire. Perché l'ingorgo istituzionale pendente al senato impone tempi strettissimi e modifiche limitate come ha ricordato con realismo a Patroni Griffi il presidente della commissione affari costituzionali del senato Carlo Vizzini.
«È sotto gli occhi di tutti il momento critico che sta attraversando la legislatura che è ormai agli sgoccioli, cosa di cui spero il governo sappia rendersi conto», ha detto Vizzini. Il termine per il deposito degli emendamenti in commissione scade il 3 dicembre, poi il decreto arriverà in aula dove però Pdl e Lega ripresenteranno la pregiudiziale di costituzionalità ritirata in commissione. Su questo Filippo Saltamartini, relatore per il Pdl è stato chiaro.
Saltamartini ha spiegato di «comprendere bene» le ragioni delle Province, «soprattutto perché sono alle prese con il terzo provvedimento che le riguarda, dopo il decreto Salva-Italia e quello sulla spending review». Dal Carroccio arriva un segnale di collaborazione verso il governo. Roberto Calderoli si è detto disponibile a incontrare Patroni Griffi per riscrivere il testo.
FONTE: ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio