PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

6 MESI PER RICORRERE CONTRO IL LICENZIAMENTO

Si riducono notevolmente i tempi per ricorrere in giudizio contro un licenziamento considerato illegittimo o contro un recesso di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Prima della riforma operata dall'articolo 32 del "collegato lavoro" il lavoratore dipendente che aveva impugnato nei termini (60 giorni) il licenziamento poteva presentare il ricorso al giudice entro cinque anni, ai sensi dell'articolo 1442 del codice civile. Più lunghi, secondo l'orientamento prevalente della magistratura, i termini per i licenziamenti nulli ed inefficaci. Con l'entrata in vigore del collegato lavoro questi tempi saranno notevolmente ridotti, mediamente 180 giorni a seconda dei comportamenti delle parti.
Se, infatti, dopo l'impugnazione del licenziamento, né il lavoratore né il datore di lavoro promuovono il tentativo di conciliazione o di arbitrato, il ricorso dovrà essere presentato in Tribunale non oltre il 180 ° giorno successivo alla impugnazione stessa. Se invece si vuole percorrere il tentativo di conciliazione o arbitrato, fermo restando che la richiesta può essere presentata entro il 180 giorno (sempre a parti re da quello successivo alla impugnativa), la richiesta interrompe i termini di decadenza fino al giorno del rifiuto da parte della controparte o del mancato accordo. Al verificarsi di questi due eventi scatta un nuovo termine.
La norma impone infatti che il ricorso dovrà essere presentato entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo. Quindi se il lavoratore attende l'ultimo giorno utile (il 180) per comunicare alla controparte il tentativo di conciliazione o di arbitrato, complessivamente si avranno a disposizione più di 180 giorni per la presentazione del ricorso, dal momento che il termine scadrà 60 giorni dopo l'eventuale rifiuto da parte del datore di lavoro o dopo il mancato accordo al suo espletamento. Se invece la richiesta del tentativo di conciliazione o di arbitrato viene presentata subito dopo l'impugnazione del licenziamento, e il datore di lavoro rifiuta la richiesta, i termini complessivamente si abbreviano rispetto ai 180 giorni.
La norma non aiuta molto a individuare il momento a partire dal quale decorrono i 60 giorni, se gli stessi non sono espliciti. In particolare, se in datore di lavoro invitato ad aderire al tentativo di conciliazione non risponde, in quale giorno può ritenersi che abbia rifiutato?
Solo con riferimento alla conciliazione ordinaria (articolo 410 del codice civile) viene chiaramente affermato che il giorno del rifiuto può essere considerato il ventesimo successivo alla comunicazione della richiesta di conciliazione, se chi l'ha ricevuta non produce la memoria difensiva.
Questa è stata anche la risposta del Ministero a un quesito posto durante il Forum.
Più problematica è l'individuazione del giorno del rifiuto nella ipotesi della Conciliazione e dell'arbitrato irrituale. Il comma 4 dell'articolo 412 quater prevede infatti che «se la parte convenuta intende accettare la procedura di conciliazione e arbitrato nomina il proprio arbitro di parte, il quale entro trenta giorni dalla notifica del ricorso procede, ove possibile, concordemente con l'altro arbitro, alla scelta del presidente e della sede del collegio». In base a questa disposizione, la prima scadenza utile dopo la richiesta di aderire alla procedura di conciliazione e arbitrato è la nomina del presidente del collegio, che deve avvenire da parte di entrambi gli arbitri entro 30 giorni dalla notifica del ricorso. Il ministero, nella risposta fornita al Forum, ha ritenuto che se entro trenta giorni la controparte non ha nominato il proprio arbitro, non si può nominare il presidente e quindi «implicitamente» si può considerare questo giorno come giorno del rifiuto.
Per quanto riguarda il mancato accordo al suo espletamento, il ministero ha precisato che «lo stesso è consacrato dal verbale di conciliazione che dà atto del rifiuto della proposta conciliativa». Anche in questo caso il riferimento è al tentativo di conciliazione ordinaria, di cui all'articolo 410 del codice civile, dove è espressamente prevista la redazione del verbale di mancato accordo.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio