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NOVITÀ NORMATIVE

REVISORI: COLLEGI NELLE UNIONI CHE SVOLGONO FUNZIONI FONDAMENTALI.

Il nuovo assetto dell'organo di revisione economico-finanziaria, con la previsione di un collegio composto da tre membri chiamati a operare anche nei comuni associati, riguarda solo le unioni che esercitano in forma associata tutte le funzioni fondamentali comunali.
Il maxiemendamento al disegno di legge di conversione del dl 174/2012 approvato in settimana dal senato, infatti, corregge la formulazione del nuovo art. 234, comma 3-bis, del Tuel uscita dalla camera.
Il testo precedente disponeva che «Nelle unioni di comuni la revisione economico-finanziaria è svolta da un collegio di revisori composto da tre membri, che svolge le medesime funzioni anche per i comuni che fanno parte dell'unione».
Il riferimento, quindi, era a tutte le unioni e non solo a quelle costituite dai piccoli comuni per assolvere all'obbligo di gestione in forma associata delle funzioni fondamentali.
Dopo il passaggio a palazzo Madama, invece, la portata della novità è stata circoscritta alle sole unioni di comuni «totalitarie», siano esse speciali (ex art. 16 del dl 138/2011), ovvero classiche (ex art. 32 del Tuel).
Sebbene nulla vieti che anche i comuni di dimensioni medio-grandi associno la generalità del proprio «core business», è evidente che il legislatore mira soprattutto a quelli sotto i 5.000 abitanti (3.000 in montagna), i quali, entro la fine del 2013 (salvo proroghe) dovranno gestire in comunione tutte le nove funzioni fondamentali individuate dall'art. 19, comma 1, del dl 95/2012.
Anche i piccoli comuni, peraltro, potranno agevolmente aggirare la nuova norma, optando per il modello della convenzione (art. 30 del Tuel), anche solo per gestire alcune delle predette funzioni.
Ricordiamo, infatti, che l'art. 14, comma 29, del dl 78/2010 si limita a sancire il divieto di svolgere la medesima funzione mediante più di una forma associativa, mentre l'art. 32 del Tuel impedisce al singolo comune di far parte di più di un'unione. Nulla osta, invece, alla possibilità di aderire ad un'unione conferendo ad essa solo alcune funzioni e gestendo le altre mediate convenzione.
In tali casi, l'obbligo di passare dall'attuale revisore monocratico al collegio e di assegnare a quest'ultimo anche la vigilanza dei conti dei comuni associati non si applica.
È stata, invece, confermata la disposizione in base alla quale, all'atto della costituzione del nuovo collegio dei revisori delle unioni di comuni di cui all'articolo 234, comma 3-bis, del Tuel (ovvero, come detto, quelle «totalitarie») decadranno i revisori in carica nei comuni associati.
Per la scelta dei componenti occorre applicare il meccanismo dell'estrazione dalle liste regionali, previsto dall'art. 16, comma 25, del dl 138/2011. Gli elenchi sono stati recentemente approvati dal decreto del 27 novembre 2012 del ministero dell'interno, dipartimento per gli affari interni e territoriali.
In base a quanto disposto dal regolamento del Viminale n. 23 del 15 febbraio 2012, occorrerà pescare da nominativi inseriti almeno in fascia 2, che include i soggetti iscritti da almeno cinque anni e che abbiano svolto almeno un incarico di revisore dei conti presso un ente locale per almeno tre anni.
È chiaro che, a seguito delle modifiche, si attenuano alcuni degli effetti che sarebbero conseguiti dalla riforma come approvata a Montecitorio, che avrebbe comportato una forte riduzione di posti per i professionisti che lavorano nella pa locale e una penalizzazione per quelli al primo incarico.
FONTE: ITALIA OGGI

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