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NOVITÀ NORMATIVE

L'APPLICAZIONE DELLA TARES DAL 2013 E' UN SALTO NEL VUOTO.

A pochi giorni dall'effettiva entrata in vigore del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (c.d. Tares) - come istituito ai sensi e per gli effetti dell'art. 14 del dl n. 201/2011 conv. con modif. in legge n. 214/2011 - sono molteplici le perplessità dei comuni e degli operatori chiamati a dare attuazione al rinnovato istituto.
È indubbio che la Tares garantirà - per un verso - il superamento di un regime che, negli anni, per il coesistere di differenti strumenti (Tarsu; Tia1; Tia2), ha generato un panorama di riferimento, anche giurisprudenziale, del tutto diversificato e - sotto altro profilo - assicurerà la definitiva affermazione della natura «tributaria» del prelievo.
Peraltro, proprio con riguardo a tale ultimo profilo, va dato conto che le disposizioni normative già consentono tuttavia al tributo di «trasformarsi» in corrispettivo del servizio – e dunque in vera e propria tariffa – allorché venga data attuazione a quei sistemi di «misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico» che la stessa Corte Costituzionale - con la nota sentenza n. 238/2009 relativa all'affermazione della natura tributaria del regime Tarsu/Tia - aveva indicato essere i principali motivi per cui, in ogni caso, dette entrate non potevano avere qualifica tariffaria al riguardo rilevando che «_ il fatto generatore dell'obbligo di pagamento è legato non all'effettiva produzione di rifiuti da parte del soggetto obbligato e alla effettiva fruizione del servizio di smaltimento, ma esclusivamente all'utilizzazione di superfici potenzialmente idonee a produrre rifiuti ed alla potenziale fruibilità del servizio di smaltimento».
Ma come detto in apertura sono molte le perplessità relative all'attuazione delle nuove previsioni, con molteplici richieste di revisioni della norma – di cui si sono fatti portavoce differenti centri di interesse – e che dovrebbero confluire in puntuali revisioni del sistema Tares a pochi giorni dall'attuazione di questa e soprattutto a pochi giorni dalla scadenza della prima rata di pagamento che la norma prevede avvenga già entro il prossimo gennaio.
A tale riguardo, senza volontà di affrontare compiutamente la delicata questione delle richieste di modifica, data la molteplicità dei profili trattati e il necessario approfondimento che ogni elemento richiederebbe, è comunque possibile valutare taluni profili della problematica ed in tale ottica approfondire due tematiche oggetto di distinti progetti di riforma.
In tale contesto una rilevante modificazione proposta è già contenuta in atti ufficiali, ossia nel progetto di legge di modifica al Codice dell'ambiente, attualmente in esame alla commissione ambiente della camera dei deputati.
All'art. 16 di tale progetto di legge è, infatti, contenuta una disposizione per la quale la possibilità di attuare un sistema tariffario (in luogo di quello tributario della Tares) non sarebbe riconnessa solo ed esclusivamente all'approntamento dei già indicati sistemi di misurazione puntuali della quantità di rifiuti conferiti ma anche all'ipotesi in cui i comuni abbiano comunque realizzato «sistemi di gestione caratterizzati dall'utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio reso».
È indubbio che, data la genericità della previsione, la stessa non possa che essere apprezzata esclusivamente per l'effetto che questa sarebbe in grado di ingenerare.
Le conseguenze più immediate (e forse anche volute) sarebbero, infatti, quelle di sottrarre al regime di applicazione Tares una serie di fattispecie per le quali – pur non essendo attuati meccanismi di misurazione puntuali della quantità di rifiuti conferiti, come richiesto dalla Corte costituzionale e come originariamente previsto dalla stessa legge – potrebbero ugualmente valere i «correttivi» previsti dalla norma.
Quanto detto con la conseguente applicazione di un regime tariffario sia pure in assenza di parametri effettivi di riferimento e, dunque, con il rischio di determinare uno scenario di discrezionalità assoluta e totalmente incontrollato, collegato a variabili sostanzialmente indefinite e forse indefinibili.
E comunque in possibile contrasto con le indicazioni fornite dalla Corte costituzionale.
A fronte di tali correttivi – limitati nella forma ma assolutamente dirompenti per gli effetti che potrebbero determinare – e al di là di ipotesi di mero rinvio dell'entrata in vigore delle previsioni di legge, rispetto a cui il dubbio maggiore risiede nella quota di contribuzione relativa ai servizi indivisibili che il Governo conta di ottenere già nel 2013, altri progetti di riforma riguardano direttamente l'art. 14 del dl n. 201/2011 conv. con modif. in legge n. 214/2011 istitutivo della Tares.
Tali ulteriori progetti di riforma affermano peraltro in modo congiunto l'esigenza di superare i preoccupanti profili connessi al mantenimento degli attuali livelli occupazionali.
Si deve infatti osservare che, a fronte dell'enunciazione chiara del Comune quale «soggetto attivo dell'obbligazione tributaria», molti Enti Locali avevano ipotizzato la necessità – anche nei confronti di propri gestori dei servizi – di riacquisire ogni funzione, con ogni conseguenza in ordine alla sorte dei dipendenti dei gestori e di riorganizzazione delle funzioni all'interno degli Enti locali medesimi.
In tale direzione – e premesso che in ogni caso i gestori hanno comunque titolo a poter continuare a gestire le attività strumentali e propedeutiche alla riscossione della Tares – i nuovi progetti di riforma si preoccupano di prevedere che i comuni possano affidare a detti soggetti gestori, non solo le già indicate attività strumentali, ma anche ogni funzione connessa alle fasi di gestione, accertamento e riscossione della Tares, con ciò assicurando i precedenti livelli occupazionali e garantendo una fase meno traumatica nel passaggio al nuovo regime.
FONTE: ITALIA OGGI

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