PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

IN-HOUSE AFFIDAMENTI LIBERI: SALTA IL LIMITE DEI 200 MILA EURO.

Con la cancellazione del limite dei 200mila euro all'in house che sarebbe scattato a inizio 2014, inserita nel maxiemendamento governativo al decreto sviluppo-bis, gli affidamenti diretti di servizi pubblici a rilevanza economica perdono l'ultimo vincolo destinato ad avere un impatto generalizzato. La novità, insomma, sembra segnare la parola fine alla storia dei tentativi di liberalizzazione avviati nel 2008, con la prima manovra della legislatura, e colpiti dai referendum del 2011 e dalla sentenza 199/2012 della Corte costituzionale.
L'addio al tetto di valore per gli affidamenti diretti, che era stato reintrodotto a luglio nel decreto legge sulla revisione di spesa con un occhio particolare alle società strumentali, si spiega anche con il rischio-contenzioso che avrebbe accompagnato la sua applicazione. Un limite identico era contenuto nell'articolo 4 della manovra-bis del 2011 (Dl 138), cancellato per illegittimità dalla Corte costituzionale. E, in vista del 2014 sarebbe stata praticamente certa una nuova ondata di ricorsi alla Consulta da parte delle Regioni.
Con il via libera alla conversione in legge del decreto, comunque, tirano un sospiro di sollievo molti dei titolari attuali di affidamenti diretti (tra le strumentali, per esempio, società come Lazio Service), che sarebbero dovuti decadere a fine 2014, e cade l'ultimo limite «made in Italy» all'in house: la disciplina di riferimento rimane in pratica solo quella europea, che consente l'affidamento diretto a società interamente pubbliche che siano controllate dall'ente affidante e con lui svolgano la parte rilevante della propria attività.
Un ricordo pallido dell'ondata liberalizzatrice rivive in realtà in un altro correttivo contenuto nel maxiemendamento, che impone di dare conto, in una relazione, delle ragioni alla base della scelta dell'affidamento e dei contenuti del contratto di servizio. La relazione, però, va semplicemente pubblicata sul sito istituzionale dell'ente e non è sottoposta a pareri dell'Antitrust che sarebbero stati giudicati incostituzionali in seguito alla sentenza post-referendum della Consulta.
Non sono fissate sanzioni per la mancata pubblicazione della relazione: la decadenza automatica è prevista al 31 dicembre 2013 solo in caso di mancato adeguamento degli affidamenti non conformi alla disciplina Ue (per esempio: affidamento diretto a una società mista) o privi di data di scadenza.
Tutto questo pacchetto di regole esclude espressamente energia elettrica, farmacie comunali e gas naturale. A complicare la gestione c'è invece il trasferimento di tutti i compiti di scelta della forma di gestione dei servizi, tariffe e controlli agli ambiti territoriali ottimali previsti dal 2011 ma non ancora costituiti ovunque. Una regola, questa, che sottrae ai Comuni ogni compito diretto nell'organizzazione dei servizi pubblici.
Per gli affidamenti diretti alle società quotate, viene ribadita la decadenza a fine 2020 degli affidamenti diretti che non prevedono scadenza (lo prevedeva già il decreto originario) e si precisa che rientrano nella disciplina delle quotate tutte «le società emittenti strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati». Queste regole, quindi, oltre alle aziende presenti nel listino di Borsa, dovrebbero estendersi anche alle società che emettono obbligazioni.
La precisazione è importante anche per definire i confini dell'estensione alle società partecipate delle regole di contenimento di spesa pubblica imposte agli enti locali controllanti. Il tema più spinoso, da questo punto di vista, è rappresentato dai blocchi alle assunzioni e dai tetti agli stipendi individuali, ribaditi nel caso delle società strumentali anche dal decreto legge sulla revisione di spesa. Il problema è legato al fatto che nelle aziende il personale è assunto con contratti di diritto privato, il cui congelamento per legge rischia di scatenare un contenzioso ad ampio raggio.
Proprio per questa ragione, in commissione era stato approvato un correttivo che chiedeva alle società di ridurre le spese di personale, rispettando anche il limite del 40% al turn over, senza bloccare gli stipendi individuali, ma il «non possumus» della Ragioneria lo ha escluso dal testo governativo.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<settembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
28293031123
45678910
11121314151617
18192021222324
2526272829301
2345678
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio