PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

TARES: ULTIME POSSIBILITA' DI MODIFICHE.

È la legge di stabilità l'ultima occasione per diradare un po' la nebbia che avvolge il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (Tares), atteso al debutto dal 1° gennaio. Mentre i Comuni chiedono di mantenere per un altro anno gli attuali prelievi sui rifiuti, avviando solo la «maggiorazione» destinata a finanziare i «servizi indivisibili» (e ad assicurare un miliardo allo Stato sotto forma di taglio ai trasferimenti compensativo del maggior gettito), si studiano correttivi per risolvere i calcoli sulla base imponibile (oggi calcolata sull'80% della superficie catastale, con i problemi indicati nell'articolo in basso) e si devono recuperare gli emendamenti che aprono alla possibilità di affidare la riscossione ai gestori del servizio, approvati nel Ddl sul Codice ambientale che però rischia di essere travolto dal caos politico.
In ogni caso emerge la necessità per i Comuni di approvare gli atti di impianto del tributo:
1) il regolamento applicativo;
2) il piano finanziario;
3) la delibera tariffaria.
Si tratta di una triade del tutto nuova per i Comuni a regime Tarsu (circa 6.700), che avranno qualche complicazione in più rispetto ai Comuni a Tia (circa 1.300). Sul punto si attende l'uscita delle linee guida ministeriali, già elaborate dal gruppo di lavoro e al vaglio dell'Economia.
Non si deve più attendere l'adozione del regolamento statale, essendo già scaduto il termine del 31 ottobre 2012 previsto della disciplina Tares. In prima applicazione si dovrà quindi utilizzare il Dpr 158/99 (metodo normalizzato), già conosciuto dai Comuni a Tia. Per quelli a regime Tarsu si tratterà invece di effettuare sostanzialmente il passaggio alla Tia1, operazione che in realtà si rivela più complessa rispetto agli enti che già applicano il Dpr 158/99.
Sull'organo che dovrà approvare il piano finanziario, va detto che il termine «autorità competente» è stato utilizzato in vista della soppressione delle Ato e in mancanza di un riferimento giuridico alternativo. Il richiamo è allora agli ambiti ottimali previsti dal Dl 138/2011, che in base al decreto sviluppo-bis sono competenti sulla determinazione della tariffa anche nel servizio rifiuti.
Un altro problema riguarda la necessità o meno di adottare una delibera di proroga dei termini di versamento della Tares, sul presupposto che la prima rata scade a gennaio 2013. La norma prevede infatti quattro rate trimestrali «scadenti nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre». Si tratta tuttavia di una disposizione a regime, che presuppone la formale istituzione del tributo attraverso l'adozione di tutti gli atti propedeutici (regolamento, piano finanziario e tariffe). Il versamento in quattro rate trimestrali si applica solo «in mancanza di diversa deliberazione comunale», quindi è necessario che il regolamento sia stato già approvato e che lo stesso non disponga diversamente.
Si ritiene quindi che i Comuni non debbano adottare alcuna proroga, anche perché il contribuente non è in grado di determinare autonomamente l'ammontare del tributo, non disponendo della base imponibile per applicare le eventuali tariffe adottate. L'autoliquidazione del tributo è di fatto impraticabile, per cui l'unica soluzione percorribile appare quella della liquidazione d'ufficio. È quindi l'ente a dover comunicare al contribuente l'importo da versare: dopo però aver adottato gli atti di impianto del tributo, cioè a 2013 inoltrato, con evidenti problemi di cassa.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2018>
lunmarmergiovensabdom
2930311234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293012
3456789
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio