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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: SALDO ALLA CASSA ENTRO IL 17 DICEMBRE.

Nel grande intrico dell'Imu, chi possiede solo l'abitazione principale può almeno risparmiarsi la complicazione di dividere l'importo tra Stato e Comune: in questo caso, infatti, tutto il gettito finisce al sindaco. Così, per calcolare il saldo da pagare entro il 17 dicembre, basta effettuare tre operazioni:
1) applicare al valore catastale l'aliquota decisa dal consiglio comunale;
2) sottrarre dall'imposta dovuta per tutto il 2012 la detrazione di 200 euro (eventualmente maggiorata di 50 euro per ogni figlio convivente di età non superiore a 26 anni);
3) sottrarre quanto versato con l'acconto di giugno (o con gli acconti di giugno e settembre, per i pochi contribuenti che hanno scelto di spacchettare in due tranche l'acconto).
Il risultato va poi arrotondato all'unità di euro e versato al Comune, indicando il codice tributo 3912 se si utilizza il modello F24, oppure limitandosi a compilare la casella «Abitaz. Princ.» del bollettino postale.
Tutto questo procedimento, però, deve fare i conti con alcune insidie nascoste, che potrebbero derivare dalle scelte dei Comuni o dalla struttura stessa della casa. Vediamole con ordine, prendendo spunto dalle decisioni dei capoluoghi di Provincia.
L'aliquota
Tutte le delibere comunali indicano chiaramente l'aliquota per la prima casa. In qualche caso, però, si applica una tassazione più elevata alle abitazioni accatastate in categorie di pregio e/o una tassazione ridotta su quelle censite in categorie più modeste. Milano, ad esempio, tassa allo 0,36% le case di tipo popolare (A/4) e ultrapopolare (A/5) e allo 0,6% le case di tipo signorile (A/1), le ville (A/8) e i castelli (A/9), lasciando lo 0,4% per gli alloggi di tipo intermedio. E anche Arezzo, Catania, La Spezia, Piacenza, Pistoia e Rimini si muovono secondo la stessa filosofia, sia pure con aliquote e categorie catastali diverse.
Il problema è che non sempre l'accatastamento riflette la situazione reale, e questo – oltre a porre problemi di equità – rischia di trarre in inganno anche i proprietari più distratti. Attenzione, quindi, a verificare la delibera comunale e la visura catastale.
Il reddito
In altri casi, la tassazione dipende dalle condizioni economiche del proprietario. È un correttivo che fa storcere il naso a molti economisti, ma che serve proprio per limitare le distorsioni causate dal catasto. Tra i capoluoghi, ce ne sono alcuni che riducono l'aliquota alle famiglie con un valore Isee sotto una certa soglia: ad esempio, 7.500 euro ad Alessandria, 17mila a Novara. Altri, invece, considerano il reddito e l'età del proprietario, oltre alla categoria catastale dell'immobile, come succede a Teramo.
Un po' più frequenti sono le riduzioni d'aliquota per i nuclei familiari in cui sono presenti disabili o portatori di handicap, previste tra l'altro a Chieti, Venezia, Verona e Vicenza. Da una città all'altra, però, cambia la definizione di «invalidità» rilevante per lo sconto: a volte servono i requisiti della legge 104/1992; altre volte bisogna comunque avere un Isee inferiore a un certo importo. E ci sono anche riduzioni d'imposta per chi sta rimborsando un mutuo (Pescara) o per le famiglie in cui ci sono minori in affido (Lodi).
La detrazione
L'alternativa alla riduzione d'aliquota è l'incremento della detrazione di 200 euro. Agevolazione che in genere è sottoposta a restrizioni più o meno severe e che solo Monza, tra i capoluoghi, alza a 300 euro per tutti i proprietari. A Bari e Crotone, ad esempio, conta il reddito del proprietario. A Macerata vale l'Isee della famiglia. A Bolzano, Frosinone e Rimini conta la presenza di invalidi o disabili in famiglia, variamente individuati.
In qualche caso le regole comunali mettono per così dire una toppa ai buchi della normativa nazionale, concedendo una detrazione extra di 50 euro anche ai figli disabili con più di 26 anni, come capita a Vercelli e Bergamo.
La struttura della casa
Un'ultima verifica importante riguarda la "struttura" dell'abitazione principale. Chi abita in due alloggi adiacenti, può considerarli entrambi come prima casa solo se ha fatto la fusione catastale, per lo meno a fini fiscali. Inoltre, bisogna fare attenzione alle pertinenze: quelle tassate con l'abitazione possono essere al massimo una per ognuna di queste categorie catastali: C/2 (cantine, soffitte, magazzini), C/6 (box auto) e C/7 (tettoie). E bisogna conteggiare anche quelle accatastate insieme all'abitazione, come capita spesso con le cantine in condominio. I Comuni, però, non possono più dettare limiti ed esclusioni come ai tempi dell'Ici, stabilendo ad esempio che non sono pertinenze quelle collocate a più di 500 metri dalla casa.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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