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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: PER I RIMBORSI DECIDE IL COMUNE.

Raramente il saldo dell'Imu è più leggero dell'acconto, ma in qualche caso può succedere. Ad esempio nelle città che hanno deliberato per l'abitazione principale un'aliquota più bassa dello 0,4% fissato dalla manovra salva-Italia o in quelle – decisamente meno numerose – che hanno aumentato la detrazione di 200 euro.
Prendiamo un caso concreto. Su una casa-tipo con un valore catastale di 100mila euro, l'acconto in base alle aliquote nazionali è 100 euro, immaginando che in famiglia non ci siano figli e che dunque la detrazione sia fissa a 200 euro.
Se il Comune alza l'aliquota fino allo 0,45% – come hanno fatto in media i capoluoghi di provincia – il saldo diventa di 150 euro. Se invece l'aliquota viene ridotta allo 0,3%, il saldo si azzera, e per qualsiasi livello inferiore a questa soglia il contribuente va a credito.
E il problema riguarda proprio la gestione di un eventuale credito: la soluzione più semplice è la richiesta di rimborso al Comune, che può anche stabilire l'iter e l'importo minimo al di sotto del quale le somme non vengono restituite. L'alternativa potrebbe essere un'istanza di correzione del codice tributo alle Entrate per poter "utilizzare" il credito per pagare l'Imu su una seconda casa o su un altro immobile. Ma al momento le segnalazioni dal territorio dicono che gli uffici rifiutano l'istanza e quindi servirebbe un chiarimento ufficiale sul punto.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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