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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: LA PROCEDURA DEI RIMBORSI RIMANE DA CHIARIRE.

A pochi giorni dalla scadenza del saldo Imu mancano le regole sulle modalità di recupero delle somme versate in misura eccedente il dovuto. Se è pacifico che le amministrazioni comunali sono tenute a restituire il maggior tributo versato nelle loro casse, non è così scontato che debbano rimborsare le somme pagate allo stato, qualora i contribuenti abbiano commesso degli errori nella quantificazione del tributo.
Stando così le cose, a chi va presentata l'istanza se il contribuente paga in acconto o a saldo più del dovuto? Soggetto attivo d'imposizione è il comune, nonostante lo stato abbia diritto a incassare il 50% dell'imposta, tranne alcune eccezioni stabilite dalla legge. Sono infatti esclusi dal versamento della quota statale gli immobili adibiti a abitazione principale, i fabbricati strumentali, quelli posseduti dai residenti all'estero e da anziani e disabili, purché assimilati dai comuni a prima casa e, infine, gli immobili destinati a edilizia residenziale pubblica (Ater, Iacp).
L'articolo 13 del dl «salva Italia» (201/2011) si limita a prevedere che spetta al comune il potere di accertare e riscuotere il tributo. In base a questa norma le attività di accertamento e riscossione dell'imposta erariale sono svolte dal comune al quale spettano le «maggiori somme» recuperate. Anche se al riguardo vi sono forti dubbi che gli enti possano incassare tutte le somme accertate per omesso o parziale versamento, che tecnicamente non sono proprio delle maggiori entrate. Nulla è disposto invece per i rimborsi.
L'unico appiglio normativo è rappresentato dal rinvio alle disposizioni della Finanziaria 2007. In particolare, all'articolo 1, commi da 160 a 170, della legge 296/2006. Il comma 164 dispone che il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto dal contribuente entro il termine di 5 anni dal versamento o da quando è stato accertato il diritto alla restituzione.
L'ente locale deve effettuare il rimborso entro 180 giorni dalla data di presentazione dell'istanza. Il comma 165 demanda poi al comune il potere di fissare la misura annua degli interessi, nei limiti di tre punti percentuali di differenza rispetto al tasso legale, con maturazione giorno per giorno. Gli interessi spettano al contribuente anche sulle somme da rimborsare a «decorrere dalla data dell'eseguito versamento».
Non c'è dubbio che è più facile regolare i rapporti tra enti impositori e contribuenti, i quali possono richiedere il rimborso o la compensazione dell'Imu, in occasione del versamento in acconto per il 2013. Mentre non è possibile compensare a saldo l'eccedenza di Imu versata in acconto.
Manca invece una norma di legge, o qualsiasi direttiva, che indichi agli interessati la strada da seguire per ottenere il rimborso della quota statale. Molti contribuenti hanno già presentato istanza di restituzione ai comuni, anche per le somme versate allo stato, e altri lo faranno in futuro. I comuni si rifiutano di restituire le somme versate allo stato, anche per l'incidenza negativa che avrebbe sui bilanci comunali. O viene trovata una soluzione normativa o si apre la strada al contenzioso, in seguito all'impugnazione del silenzio rifiuto o del provvedimento di diniego.
Peraltro dopo la scadenza del saldo, fissata per il 17 dicembre, la soluzione della questione diventa ancora più urgente. L'importo del saldo è uguale a quello della prima rata, solo se le aliquote di base non hanno subito modifiche. Altrimenti, il contribuente è tenuto a ricalcolare l'Imu e versare la differenza, tenuto conto delle nuove aliquote, che se aumentate rispetto a quella di base (7,6 per mille) il gettito va solo ai comuni. Previsione che aumenta la possibilità di commettere errori. Se poi gli enti hanno deliberato aliquote agevolate (immobili locati, beni merce) o assimilato all'abitazione principale gli immobili posseduti da residenti all'estero e anziani e disabili, dopo il versamento in acconto (17 giugno), queste scelte generano rimborsi.
FONTE: ITALIA OGGI

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