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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: CON IL RAVVEDIMENTO BREVE TAGLIO A SANZIONI E INTERESSI.

Il ravvedimento operoso sull'Imu scalda i motori: eventuali versamenti effettuati da domani dovranno confrontarsi con la necessità di regolare il conto anche per sanzioni e interessi. Per porre rimedio a dimenticanze o errori, conviene suddividere il ragionamento tra saldo e acconto.
Acconto e saldo
Infatti, per quanto attiene le somme dovute nello scorso giugno (o giugno e settembre, in relazione alla prima casa e alle relative pertinenze), è sempre dovuta una sanzione pari al 3,75% (30% di misura standard, ridotta a 1/8 ai sensi delle indicazioni dell'articolo 13 del Dlgs 472/97); variano solo gli interessi, da computarsi al tasso annuo del 2,5% in relazione ai giorni di effettivo ritardo tra la scadenza originaria e quella di effettivo versamento.
Diversamente, per rimediare a errori relativi al versamento a saldo, si è ancora in tempo a utilizzare il cosiddetto ravvedimento sprint, in forza del quale la sanzione applicabile (e, quindi, quella ridotta connessa al ravvedimento) ha una misura variabile rispetto ai giorni di ritardo: si tratta del 2% per ogni giorno di ritardo, sino a un massimo di 14. Quindi, se il contribuente provvede con 3 giorni di ritardo, deve considerare una sanzione del 6% (2% x 3), che poi potrà ridurre a 1/10 (quindi versa lo 0,6%); se provvede con 14 giorni di ritardo, deve una sanzione del 2,8% (2% x 14:10).
Se il ritardo va dai 15 ai 30 giorni, la sanzione ridotta si assesta al 3%; oltre i 30 giorni, invece, si torna a una sanzione del 3,75%. In tutte queste situazioni, oltre alla sanzione sono dovuti gli interessi, sempre calcolati al tasso annuo del 2,5% in relazione all'effettivo ritardo.
Per la compilazione del modello di versamento, sia la sanzione sia gli interessi si cumulano assieme al tributo dovuto, e va quindi utilizzato lo stesso codice; il fatto che si stia effettuando una correzione risulta dalla barratura della casella relativa al ravvedimento. Diversamente dal passato, non risulta dovuta alcuna specifica comunicazione al Comune, anche se potrà certo aiutare.
La ripartizione
Oltre agli errori o ai ritardi di versamento, numerose difficoltà potrebbero sorgere in relazione a una errata suddivisione delle somme a beneficio del Comune e a beneficio dell'Erario, risolvibili con le precisazioni della risoluzione 2/DF del 13 dicembre scorso, in forza della quale il contribuente è generalmente sollevato dall'obbligo di ripetere versamenti già effettuati, sia pure erroneamente. Si pensi, ad esempio, al caso in cui sia stato complessivamente versato quanto dovuto, attribuendo però una maggiore quota all'Erario e una minore all'ente locale; la regolazione del dovuto verrà effettuata direttamente tra i beneficiari, mentre il contribuente non dovrà fare nulla, poiché non è possibile richiedere all'Agenzia tale correzione, in quanto si tratta di tributi comunali.
Ove, invece, fosse stato effettuato un versamento non dovuto allo Stato, il versamento a saldo al Comune potrà tenerne conto, con l'avvertenza di inviare un'istanza all'ente locale precisando la necessità di computare anche le somme erroneamente indirizzate. Nel caso in cui il versamento sia stato effettuato ma l'intermediario (banche, Poste, agente della riscossione) abbia erroneamente indicato il codice catastale del Comune, è necessario richiedere l'annullamento del modello F24 e provvedere a un nuovo invio per una corretta attribuzione; in tal caso, il ministero richiede al contribuente di informare il Comune dell'avvenuta operazione, al fine di una quadratura dei controlli.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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