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NOVITÀ NORMATIVE

SERVIZI LOCALI: GLI AFFIDAMENTI VANNO GIUSTIFICATI.

Gli enti locali devono verificare la coerenza con i parametri comunitari degli affidamenti dei servizi alle società partecipate e, se rilevano criticità, devono adottare misure di adeguamento.
La legge di conversione del Dl sviluppo (Dl 179/2012) delinea un nuovo quadro di riferimento essenziale per i servizi pubblici locali di rilevanza economica, definendo nell'articolo 34 un percorso finalizzato a garantire la massima trasparenza (sia a fini di concorrenza, sia per gli utenti) sui modelli gestionali scelti dagli enti locali.
La relazione illustrativa
I Comuni e gli enti di governo degli ambiti territoriali ottimali (individuati dal comma 23 come i soggetti competenti all'affidamento per i servizi a rete, come la gestione del ciclo integrato dei rifiuti) devono esplicitare in una relazione illustrativa le ragioni dell'affidamento e la sussistenza dei requisiti previsti dall'ordinamento europeo per il modello prescelto (comma 20).
Il documento, che deve essere pubblicato sul sito internet dell'ente affidante, ha come contenuti essenziali anche l'individuazione degli obblighi di servizio pubblico e delle relative compensazioni, che dovranno essere esplicitate tenendo conto dei parametri della disciplina comunitaria sugli aiuti di Stato, compresa nel cosiddetto pacchetto Sieg (il nuovo pacchetto di norme sugli aiuti di Stato per i servizi di interesse economico generale).
Per gli affidamenti in house, la relazione dovrà evidenziare analiticamente i dati quantitativi che esplicitano la prevalenza dell'attività svolta dalla società a favore dell'ente locale e della sua comunità, e gli elementi compositivi del controllo analogo, come ad esempio le clausole convenzionali che garantiscono agli enti soci di intervenire nei processi decisionali strategici, gli strumenti specifici, l'oggetto sociale delimitato.
Il controllo
Se la società è partecipata da più enti locali, detentori anche di quote molto limitate, le clausole statutarie devono consentire agli enti di esercitare congiuntamente il controllo analogo, come chiarito dalla Corte di giustizia Ue, sezione III, con la sentenza del 29 novembre 2012, sulla causa C-183/11.
L'eventuale rilevazione, da parte dell'ente affidante, di elementi non conformi ai requisiti comunitari nel presunto rapporto in house, determina l'obbligatoria adozione di misure (comma 21) che sanciscano soprattutto il controllo analogo, come l'inclusione nello statuto di regole specifiche, la costituzione di organismi di verifica, la regolamentazione dettagliata delle attività di checking delle prestazioni e della qualità nei contratti di servizio.
Società miste
La situazione può risultare più critica per le società miste, perché i parametri del partenariato pubblico-privato di tipo istituzionale definiti dall'ordinamento comunitario prevedono la selezione a evidenza pubblica del socio privato e la contestuale attribuzione a questo di specifici compiti operativi.
Le società a partecipazione congiunta pubblico-privata "vecchio modello" (nelle quali il socio sia stato individuato con gara, ma per le quali l'affidamento sia avvenuto in forma diretta) non possono proseguire nella gestione. Gli enti dovranno dunque riacquistare temporaneamente le quote (liquidando il socio privato), per indire poi una nuova gara «a doppio oggetto». Un percorso analogo deve essere seguito per le società miste nelle quali il socio privato sia stato scelto, a suo tempo, senza gara.
L'affidamento diretto di servizi pubblici da parte di amministrazioni locali a società da esse non partecipate comporta invece un nuovo affidamento con gara, entro termini molto brevi.
Mancato adeguamento
La mancata formazione e pubblicizzazione della relazione illustrativa e l'eventuale mancato adeguamento ai parametri comunitari comportano la cessazione degli affidamenti "impropri" in corso al 31 dicembre 2013. La stessa data comporta la cessazione degli affidamenti per i quali il contratto di servizio non preveda scadenza e non sia stato inserito nello strumento pattizio, nel frattempo, un termine preciso.
La nuova disciplina non si applica al servizio di distribuzione del gas naturale, a quello di distribuzione dell'energia e a quello di gestione delle farmacie (articolo 34, comma 25): curiosamente, non è escluso il servizio idrico, per il quale, di conseguenza, gli enti di governo dell'ambito devono dimostrare la coerenza dei modelli gestionali attuali con i requisiti comunitari (ed eventualmente adeguarli, pena la scadenza delle gestioni esistenti a fine 2013).
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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