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civica

NOVITÀ NORMATIVE

DA TARSU A TIA MA SOLO DAL 2011: TARSU SALVA.

I comuni possono legittimamente continuare ad applicare la Tarsu anche per il corrente anno. Lo afferma l'Ifel con la circolare esplicativa del 2 marzo scorso, respingendo la tesi che sostiene l'abrogazione della tassa dal 1° gennaio 2010 a causa della mancata reiterazione del blocco.
In effetti l'articolo 5, comma 2-quater, del Dl 208/08 (modificato dal Dl 194/09) non consente ai comuni di passare a Tia prima del 30 giugno 2010, quindi la disposizione si traduce nei fatti in un blocco del passaggio da Tarsu a Tia.
Un secondo elemento che si ricava dalla norma è che i comuni, dopo il 30 giugno 2010 e in
assenza del regolamento statale, «possono» effettuare il passaggio alla Tia, e quindi non sono obbligati a farlo. Questi elementi, anche se indirettamente, coprono un eventuale vuoto normativo che costringerebbe tutti i comuni ad applicare la Tia dal 1° gennaio 2010, perché il cambio di prelievo è chiaramente impedito dalla norma citata, che peraltro sarebbe inutile se le si attribuisse un significato diverso.
Al momento non sussiste pertanto alcun problema per i comuni a regime Tarsu, che possono continuare a riscuotere il tributo nel rispetto peraltro del principio comunitario del «chi inquina paga» (Corte di Giustizia CE sentenza 16 luglio 2009).
Semmai il problema si pone in ordine alla concreta possibilità di passare a Tia nel caso in cui non venga adottato il regolamento statale. Sul punto va detto che un'eventuale modifica regolamentare adottata dopo il 30 giugno 2010 avrebbe efficacia solo dal 1° gennaio 2011, per effetto dell'articolo 52, comma 2, del Dlgs 446/97. Inoltre le uniche disposizioni vigenti cui attenersi per effettuare il cambio di regime sono contenute nel Dpr 158/99, che impone di coprire integralmente i costi del servizio e quelli amministrativi, di accertamento, riscossione e altri oggi non coperti con la Tarsu; senza considerare, poi, l'assenza di parametri applicativi certi.
In presenza di uno scenario così aleatorio è quindi consigliabile rimanere a Tarsu, potendo effettuare un "allineamento" alla Tia attraverso l'introduzione di alcuni criteri di determinazione presenti nel metodo normalizzato (Consiglio di Stato, sentenza 750/09).
Per quanto riguarda i comuni in regime Tia, la mancata adozione del regolamento statale impone di
effettuare un doppio passaggio regolamentare, sia pure in tempi diversi; il primo - entro il 30 aprile di quest'anno - per adeguare la disciplina del prelievo alla natura tributaria sancita dalla sentenza 238/2009 della Consulta, e il secondo - è difficile fare previsioni sui tempi - per adeguare il sistema alla nuova disciplina che sarà contenuta nel regolamento statale attuativo del codice ambientale.
In ordine alla necessità di adeguare i regolamenti, è stata già segnalata su questo giornale la situazione estremamente difforme esistente nei comuni che hanno introdotto la Tia, con particolare riferimento alla disciplina sull'obbligo dichiarativo, ai termini di accertamento, ai rimborsi, alle sanzioni e agli interessi (si veda Il Sole 24 Ore del 14 settembre e del 1° marzo), tutti punti affrontati dalla circolare esplicativa dell'Ifel, che giunge a conclusioni in linea con quanto già evidenziato. È comunque opportuno ribadire che l'omessa o infedele denuncia, in assenza di un'espressa previsione legislativa, può essere sanzionata solo applicando la disposizione residuale contenuta nell'articolo 7-bis del Dlgs 267/2000, che prevede la sanzione da 25 a 500 euro, graduabile dall'ente in base alla gravità delle violazioni.
A fronte della debolezza dell'apparato sanzionatorio, appare ancora più problematica la fase della
riscossione coattiva, dal momento che tale attività può essere effettuata solo dai soggetti indicati nell'articolo 36 del Dl 248/2007, tra cui non sono contemplati i gestori del servizio; i quali - se non iscritti all'albo ministeriale - non sono legittimati ad avvalersi né del ruolo né dell'ingiunzione fiscale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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