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NOVITÀ NORMATIVE

TORNA AI COMUNI LA SCELTA SULLA RATE DELLA TARES.

Il correttivo in extremis sulla Tares, il tributo che dall'anno prossimo sostituirà le tasse o tariffe pagate oggi per il servizio rifiuti e servirà anche a finanziare i «servizi indivisibili» garantiti dai Comuni, riporta il calendario dei pagamenti nelle mani dei Comuni. Vietato prevedere rate prima di aprile, ma i sindaci potranno prorogare ulteriormente l'appuntamento con la cassa e stabilire le date che ritengono più utili.
Con il sub-emendamento presentato ieri dai relatori alla legge di stabilità si evita uno degli aspetti più antipatici del nuovo tributo locale, che in base al calendario originale avrebbe imposto il primo pagamento (non solo ai proprietari, ma a tutti coloro che occupano immobili o aree «a qualsiasi titolo») entro il 31 gennaio, e fissato le altre tre rate ad aprile, luglio e dicembre. Con il correttivo, si evita quindi il debutto immediato della Tares, che avrebbe richiesto il primo pagamento poche settimane dopo l'ultima rata di Tarsu o Tia, e per di più a poche settimane dalle elezioni.
In pratica, il correttivo finale riconsegna all'autonomia tributaria dei Comuni, o per meglio dire degli ambiti territoriali ottimali che secondo il decreto «Sviluppo-bis» dovranno gestire tutti i servizi a rete compresi i rifiuti, le decisioni sui pagamenti. Per il resto, si rimedia ai problemi operativi sollevati dalla disciplina originaria della Tares, contenuta nel decreto «Salva-Italia» di 12 mesi fa accanto a quella dell'Imu, per renderne possibile il debutto effettivo dall'anno prossimo.
In sede di prima applicazione, di conseguenza, le basi imponibili saranno quelle già dichiarate per la tassa o la tariffa rifiuti, e la riscossione potrà continuare a essere affidata alle società che gestiscono il servizio, e che soprattutto nei Comuni dove si applica la tariffa già oggi raccolgono i pagamenti collegati al servizio rifiuti.
Solo in un secondo momento si calcolerà il tributo sulla base del l'80% della superficie catastale, come prevede la norma originaria, ma prima occorrerà che il Catasto abbia trasmesso i dati ai Comuni, e questi ultimi ai contribuenti interessati. «Si tratta di passi avanti importanti – commenta a caldo Daniele Fortini, presidente di Federambiente (la federazione che raccoglie l'ampia maggioranza delle aziende e consorzi di igiene ambientale) – anche se rimangono due importanti punti critici: la confusione fra Tares rifiuti e Tares servizi, che rischia di dare la percezione sbagliata di un aumento di costi per il servizio ambientale, e il disallineamento fra la gestione basata sugli ambiti ottimali e il finanziamento articolato per singoli Comuni».
Soprattutto il primo è l'aspetto più "caldo", specialmente in tempi di tassazione locale alle stelle. La Tares costerà più di Tia e Tarsu, ma perché sarà articolata in due componenti destinate a finanziare attività diverse. I Comuni applicheranno infatti una maggiorazione (30 centesimi al metro quadrato, aumentabili a 40) per finanziare i «servizi indivisibili» (strade, illuminazione, anagrafe, sicurezza), e questa partita dovrebbe valere 1 miliardo (pagato dai Comuni sotto forma di taglio equivalente).
Per la componente rifiuti, invece, gli eventuali aumenti dipenderanno dal fatto che la Tares impone di coprire con il tributo l'intero costo del servizio. La copertura integrale, però, è già assicurata nei circa 1.300 Comuni che applicano la tariffa e, grazie anche agli incrementi degli ultimi anni, anche nella maggioranza degli altri 6.700 che sono ancora caratterizzati dalla vecchia Tarsu.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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