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NOVITÀ NORMATIVE

Addizionale comunale IRPEF: DELIBERE DA PUBBLICARE ENTRO OGGI.

I Comuni devono pubblicare le delibere di approvazione delle aliquote relative all'addizione comunale Irpef entro oggi, e ciò vale sia per le aliquote relative al 2012, sia per quelle relative al 2013 nel caso in cui si voglia far applicare le nuove misure fiscali già in sede di acconto.
In virtù della proroga del termine di approvazione del bilancio comunale, per il 2012 il Comune ha avuto tempo fino al 31 ottobre per approvare la misura dell'addizionale comunale Irpef, ma l'efficacia della delibera è subordinata alla sua pubblicazione nel sito informatico del ministero dell'Economia.
Rispetto al passato, occorre però districarsi all'interno delle nuove regole stabilite dal decreto legge 16/2012. In particolare occorre tener conto che l'articolo 14, comma 8, del Dlgs 23/2011 (come modificato dal Dl 16/2012) dispone che la delibera di variazione dell'addizionale comunale all'Irpef ha effetto dal 1° gennaio dell'anno di pubblicazione sul sito informatico del Mef a condizione che la pubblicazione avvenga entro il 20 dicembre dell'anno a cui la delibera afferisce. Il mancato rispetto di tale termine determinerà il rinvio al 2013 delle eventuali variazioni deliberate, e la conferma per il 2012 delle aliquote deliberate in passato.
Tempi ancor più stringenti sono previsti in caso di "istituzione" della aliquota. L'articolo 4, comma 1-quinquies del Dl 16/2012 prevede che a decorrere dall'anno 2012 i Comuni sono obbligati ad inviare al Mef la delibera di istituzione dell'aliquota relativa all'addizionale comunale entro trenta giorni dalla sua approvazione. Quest'ultima disposizione appare mal formulata perché il Comune non istituisce l'addizionale, che è invece istituita per legge ad aliquota zero. Peraltro, non si intravedono ragioni logiche per differenziare tra delibera di variazione e di istituzione.
Sul fronte delle possibilità di differenziazioni va ricordato che l'articolo 1, comma 11 del Dl 138/2011 prevede che i Municipi possano stabilire aliquote dell'addizionale comunale all'Irpef utilizzando "esclusivamente" gli stessi scaglioni di reddito stabiliti ai fini Irpef, nel rispetto del principio di progressività. Ciò vuol dire che per ogni scaglione deve essere prevista un'aliquota propria e che l'incremento delle aliquote all'aumentare delle fasce deve avvenire in modo progressivo.
La previsione della medesima aliquota per due o più scaglioni deve ritenersi illegittima e sul punto la tesi del ministero delle Finanze è stata confermata dal giudice amministrativo (Tar Campania, sentenza 1839/2012).
Naturalmente il Comune potrà decidere di adottare una sola aliquota, magari prevedendo una fascia di esenzione da scegliersi in ragione di specifici requisiti reddituali, ma anche qui ci sono dei vincoli. La fascia di esenzione non deve essere intesa come franchigia, nel senso che il superamento della soglia di esenzione da parte dei redditi più alti comporta che l'addizionale deve essere applicata sull'intero reddito posseduto e non solo sulla parte eccedente la fascia di esenzione.
Sul fronte dei "requisiti reddituali" va evidenziato che alcuni Comuni, come Lecce, hanno ritenuto di individuare due fasce di esenzione, una legata semplicemente al reddito e l'altra legata a particolari situazioni familiari, come la presenza di un portatore di handicap.
Sulla possibilità di prevedere ulteriori condizioni, oltre al dato oggettivo del livello di reddito, non risultano prese di posizioni ufficiali da parte del ministero delle Finanze, mentre l'Agenzia delle entrate nelle istruzioni all'Unico 2012, quadro RV, ha espressamente previsto la possibilità che il Comune deliberi agevolazioni riferite a condizioni soggettive, come, appunto l'importo Isee, ovvero una particolare composizione del nucleo familiare.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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