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NOVITÀ NORMATIVE

IVA - TIA ED IL SILENZIO DEL LEGISLATORE

Rischia di complicarsi ulteriormente la questione dell'Iva sulla Tia, dopo la presa di posizione di Federambiente che, sulla base di un parere redatto da un autorevole costituzionalista, ha dettato le linee guida alle proprie aziende associate sostenendo che i gestori del servizio rifiuti in regime Tia devono continuare a emettere fatture e a chiedere l'Iva.
La tesi si basa sul fatto che la sentenza 238/09 della Consulta non è vincolante, non avendo dichiarato l'illegittimità di una norma. Tuttavia da un punto di vista sostanziale non va sottovalutata la portata interpretativa della pronuncia, inserita in un orientamento che traccia in maniera netta i confini della giurisdizione tributaria per le entrate locali di dubbia natura (Cimp, Cosap, Tia e canone acque reflue).
In concreto le decisioni della Consulta sulla Tia (238/09, 300/09 e 64/10) hanno inevitabili riflessi sulla disciplina dell'entrata, che dovrà essere modellata secondo gli schemi tributari e andrà sgravata dall'Iva per via del divieto di doppia imposizione. Sul punto va detto che la legislazione interna non prevede espressamente l'obbligo di assoggettamento a Iva della Tia, che si potrebbe ricavare solo indirettamente dall'articolo 6, comma 13, della legge 133/99. Tuttavia tale disposizione appare debole per contrastare il principio comunitario dell'esclusione da Iva delle entrate tributarie.
D'altronde appare eccessivo rimettere in discussione la natura tributaria del prelievo, invocando un diritto vivente che in realtà è oscillante (anche se maggiormente a favore della natura tributaria), e che ha costretto la Consulta a effettuare un autonomo esame della Tia. Lo ha fatto scandagliando tutte le possibile censure, anche quelle contenute nella pronuncia 13894/09 delle Sezioni Unite, ancorché scrutinate con la recente ordinanza 64/10.
Tra l'altro la natura tributaria della Tia viene imposta da un'interpretazione conforme alla Costituzione, altrimenti sarebbe incostituzionale per eccesso di delega (articolo 76 Costituzione), dal momento che le leggi delega 146/94 e 52/96 parlavano di «modifiche» al Dlgs 507/93 senza imporre di trasformare la natura del prelievo.
L'errore in sostanza è stato commesso dal legislatore, che ha voluto dare scarsa visibilità impositiva a un prelievo che in realtà è una tassa, anche se priva di disposizioni su accertamento e sanzioni.
Errore tra l'altro ripetuto con la recente disposizione sul blocco dei tributi: dalla relazione governativa al Dl 93/08 si evince chiaramente che l'esclusione dal blocco della Tia si basava sul presupposto che non fosse un tributo.
Insomma, dopo oltre 10 anni di incertezze, le tre pronunce della Consulta hanno tracciato un percorso ben definito; ora tocca al legislatore completarlo rapidamente risolvendo anche la questione dell'Iva.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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