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NOVITÀ NORMATIVE

BILANCI E CONSUNTIVI A POSTO PER ACCEDERE AL FONDO ANTI-DEFAULT.

In mancanza dell'approvazione del bilancio di previsione e del rendiconto, agli enti locali è precluso l'accesso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale prevista dal decreto salva enti. È infatti necessario che le successive proiezioni economico-finanziarie, per poter scongiurare il dissesto finanziario, abbiano come punto iniziale di riferimento una situazione stabilizzata in documenti ufficiali.
Inoltre, ai fini di una positiva valutazione del piano, è necessario che l'ente sia in linea con il rispetto del Patto di stabilità interno, con le misure in materia di riduzione del personale e del rispetto dei limiti all'indebitamento.
È quanto emerge dalla lettura delle «Linee guida per l'esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e per la valutazione della sua congruenza», redatte dalla Sezione autonomie della Corte dei conti in una recente deliberazione (la n.16 del 2012), in ossequio alle disposizioni contenute nell'art.243 bis del dlgs n.267/2000, introdotte dall'articolo 3, comma 1 del dl n.174/2012.
Come noto, tale norma prevede un'apposita procedura di riequilibrio finanziario pluriennale per gli enti nei quali sussistano squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il default dei conti. È il consiglio dell'ente, entro 60 giorni dalla data di esecutività della delibera di ricorso alla procedura, che dovrà approvare un piano di riequilibrio della durata massima di dieci anni, corredato del parere dell'organo di revisione. Resta inteso che il ricorso al predetto piano è precluso all'ente qualora la sezione regionale di controllo della Corte abbia già assegnato il termine per l'adozione delle misure correttive nel corso della procedura ex art.6, comma 2 del dlgs n.149/2011.
Con il documento in esame, pertanto, la Corte intende «orientare» i criteri all'esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale, demandato all'apposita Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali. Organo, quest'ultimo, che alla fine della visione del piano di riequilibrio, redigerà una relazione finale che sarà trasmessa all'articolazione regionale della Corte competente per territorio. La Corte, sulla base della valutazione della congruenza delle misure che si intendono adottare per evitare il collasso dell'ente, emetterà una deliberazione motivata per l'approvazione del piano ovvero di diniego. Diniego che potrà essere impugnato entro 30 giorni dal suo deposito, presso le Sezioni riunite della Corte stessa.
Ai fini dell'ingresso alla procedura di riequilibrio, la Corte avvisa che presupposto necessario per potervi accedere resta la regolare approvazione del bilancio di previsione e dell'ultimo rendiconto «nei termini di legge».
Ciò in quanto è necessario che un piano di riequilibrio, con proiezioni al massimo spalmate su dieci anni, non possono non avere come base di riferimento una situazione «cristallizzata» in documenti ufficiali. Inoltre, l'avvio della procedura per il risanamento dei conti, ancora prima dell'approvazione del piano, determina l'immediata sospensione delle azioni esecutive, determinando in tal modo una compressione dei diritti dei soggetti terzi, creditori dell'ente in difficoltà.
In più, sottolinea la Corte, vi sono dei parametri inderogabili ai fini della positiva valutazione dei piani di rientro. Ovvero, la constatazione che l'ente si sia adeguato al complesso delle regole di coordinamento della finanza pubblica. Il riferimento della magistratura contabile va al rispetto del patto di stabilità interno, all'adozione delle misure per la riduzione della spesa di personale e quelle relative alle partecipate, il rispetto dei limiti all'indebitamento e le dismissioni patrimoniali.
Se queste prescrizioni non dovessero essere attuate al momento dell'avvio della procedura, la Corte suggerisce che il Piano contenga misure per allinearsi «entro il primo periodo di attuazione». Più in generale, la Corte rileva che assume rilievo la verifica della situazione di tutti gli organismi, anche di quelli delle società partecipate, con i relativi costi e oneri. Sul versante del controllo dei conti, sarà infine data particolare attenzione a particolari fenomeni, quali la mole dei debiti fuori bilancio in attesa di riconoscimento, la presenza di residui attivi risalenti ad esercizi pregressi, al contenzioso e a situazioni critiche delle società partecipate.
FONTE: ITALIA OGGI

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