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NOVITÀ NORMATIVE

DOTE DA 1 MILIARDO PER I PAGAMENTI IN CONTO CAPITALE DI COMUNI E PROVINCE.

Una dote di un miliardo per pagare le imprese. Questo il "tesoretto" messo a disposizione dalla legge di stabilità per Comuni - a cui vanno 800 milioni - e Province (200 milioni) per i pagamenti in conto capitale. Una boccata d'ossigeno che potrebbe far rifiatare imprese creditrici della Pa e aiutare gli enti locali a pagare investimenti e opere pubbliche senza i ritardi record del passato (180 giorni la media per farsi pagare una fattura in Italia).
L'allentamento del patto di stabilità passato in extremis nell'ultima manovra del Governo Monti, voluto con forza da Comuni e Province strozzati dai vincoli alla spesa, arriva proprio in coincidenza con la rivoluzione dei pagamenti scattata dal 1° gennaio, quando sono entrate in vigore le regole europee introdotte dal Dlgs 192/2012 su tutte le nuove transazioni commerciali concluse da inizio 2013.
A essere chiamata in causa è innanzitutto la pubblica amministrazione che dovrà pagare da ora in poi i propri fornitori entro 30 giorni. Potranno raddoppiare a 60 giorni Asl, ospedali e imprese pubbliche. Ma anche tutte le altre Pa, anche se in casi ben individuati («natura e oggetto del contratto» o «circostanze esistenti al momento della sua conclusione»). Una mini-deroga, questa, che però Bruxelles potrebbe mettere presto sotto la lente.
«Queste risorse che abbiamo ottenuto con grande fatica miglioreranno complessivamente la situazione, soprattutto per il pagamento di opere già in corso», avverte Graziano Delrio, presidente dell'Anci. Che comunque chiarisce: «I nuovi tempi di pagamento nel breve periodo sono un obiettivo irraggiungibile, ma sul punto di pagare più rapidamente siamo assolutamente d'accordo perché ogni giorno vediamo imprenditori in crisi di liquidità anche per colpa dei nostri ritardi». Ma accanto alla buona notizia per Delrio ce n'è una cattiva: l'estensione da quest'anno del patto di stabilità anche ai Comuni sotto i 5mila abitanti: «È una iattura – sottolinea – perché rischiano di bloccarsi tante piccole opere che sono una risorsa a livello locale, questo tema cruciale lo farò presente a tutti i partiti durante la campagna elettorale».
Insomma il rischio che a onorare la fattura entro 30-60 giorni, come prevedono le nuove regole, siano solo poche amministrazioni è dietro l'angolo. La Sanità, a cui si attribuisce un debito pregresso di almeno 40 miliardi (sui 90 totali) e tempi record nel saldare le fatture che al Sud arrivano anche a 1500 giorni, dopo i tagli delle ultime manovre, difficilmente potrà rispettare il tempo massimo di 60 giorni: «Se non ce l'abbiamo fatta in passato come possiamo farcela ora?» si chiede Valerio Alberti presidente della Fiaso, la Federazione che riunisce ospedali e Asl. «Servono interventi sulla cassa e la possibilità di aumentare il ricorso alle anticipazioni bancarie a tassi agevolati», aggiunge Alberti.
Di sicuro c'è che per le amministrazioni pubbliche che non rispetteranno i tempi scatterà la "sanzione" degli interessi legali di mora. Che decorreranno automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine del pagamento, senza che sia necessaria la costituzione in mora (vale a dire la la richiesta scritta al debitore di adempiere all'obbligo). Gli «interessi legali di mora» si calcoleranno prevedendo una maggiorazione di 8 punti percentuali sul tasso fissato dalla Banca centrale europea: in sostanza si aggireranno intorno alla soglia del 9-10 per cento.
A giorni dovrebbe poi essere emanata una circolare a firma del ministero delle Infrastrutture insieme a quello dello Sviluppo economico che dovrebbe chiarire una volta per tutte il fatto che le nuove regole sui tempi di pagamento si applicano a tutti i settori, compreso quello dei lavori pubblici.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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