PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

LA RIFORMA DEL CATASTO E' UNA SOLUZIONE PER MITIGARE GLI EFFETTI DELL'IMU.

La questione della progressività dell'Imu sollevata dalla Ue richiede qualche riflessione aggiuntiva a quelle un po' superficiali emerse nel confronto elettorale. Il primo problema è cosa significhi progressività per un'imposta patrimoniale come l'Imu. Negli immobili residenziali, l'Imu è progressiva rispetto alla base imponibile (i valori catastali) perché la sua componente abitazione principale è progressiva: prevede sì un'aliquota fissa ma anche una detrazione costante, che "premia" relativamente di più i valori catastali più bassi. La questione si complica per la progressività misurata rispetto al reddito, perché il proprietario potrebbe essere ricco in termini di valori immobiliari ma povero come reddito, o il contrario.
Dal comporsi delle diverse situazioni di reddito/ricchezza, l'Imu risulta sostanzialmente proporzionale per tutti i contribuenti tranne i soggetti più poveri, su cui gravano aliquote effettive più elevate. Ma tra questi ci sono anche molti "falsi poveri": si pensi alla situazione di un partner in un nucleo familiare benestante che non lavori, ma a cui, per ragioni di convenienza fiscale, siano stati intestati gli immobili di famiglia.
Il secondo problema è se da un'imposta come l'Imu sia corretto pretendere che sia progressiva (rispetto al reddito o al patrimonio). L'Imu è un'imposta essenzialmente reale, cioè tassa distintamente i singoli immobili, e non un'imposta personale, applicata al complesso del patrimonio di ogni contribuente (o, meglio, famiglia).
È vero che anche nell'Imu sono previsti elementi di personalizzazione: la distinzione tra aliquota per la prima casa e per le altre abitazioni, la detrazione fissa e gli sconti sui figli per la prima casa. Ma introdurre progressività in un'imposta reale può portare a esiti paradossali: si pensi a due contribuenti che abbiano un patrimonio pari, ma composto in modo differente: il primo è proprietario di una sola casa grande, il secondo di una prima casa piccola e una seconda casa piccola. Data la struttura attuale dell'Imu il primo finirà per pagare un'imposta minore del secondo. È giusto?
Tuttavia, se si trasformasse l'Imu, come richiederebbe un'applicazione coerente della progressività, in un'imposta patrimoniale personale, sarebbe il suo carattere di imposta locale, e il suo ruolo nel federalismo fiscale, a creare grosse difficoltà: come giustificare che un Comune incassi di più o di meno a seconda della posizione patrimoniale complessiva dei suoi contribuenti? Un'imposta locale dovrebbe essere reale e non personale.
Insomma, la questione della progressività, o di un suo eventuale rafforzamento, in un'imposta come l'Imu, che è locale e quindi fondamentalmente reale, va affrontata con le pinze. Questo non significa che non si debba lavorare, e con grande determinazione, su altri aspetti critici di equità di questa imposta. Il punto non è tanto la progressività quanto le iniquità orizzontali, cioè il fatto che la distanza tra valori catastali e valori di mercato è differente tra territori e tipologie di immobili. A servire è la revisione organica del Catasto.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<settembre 2018>
lunmarmergiovensabdom
272829303112
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
1234567
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio