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NOVITÀ NORMATIVE

CERTIFICAZIONE CREDITI PP.AA.: IL MECCANISMO STENTA A DECOLLARE.

I meccanismi della certificazione dei crediti che permettono alle imprese in attesa di pagamenti dalle Pubbliche amministrazioni sono nei fatti appena partiti, ma già scontano un "buco" importante su uno dei fronti più caldi: quello della compensazione fra crediti commerciali e debiti erariali, che permette alle imprese di scontare dai ruoli a proprio carico una quota delle fatture ancora non liquidate dalla Pubblica amministrazione.
Il problema è rappresentato dai limiti di calendario fissati dalle regole attuative, che imbarcano sull'altalena della compensazione solo i ruoli emessi fino al 30 aprile scorso. Lo spirito della norma sembra chiaro, ed è legato al fatto che tutto il sistema di certificazione e compensazione era stato pensato con lo scopo esplicito di gestire la montagna dell'arretrato, che aveva accumulato nei conti delle imprese impegnate con la Pubblica amministrazione (edilizia e sanità in testa) una montagna di crediti stimata fra i 70 e i 100 miliardi di euro a seconda dei conteggi. Per completare questo presupposto, però, occorreva immaginare da quel momento una maggior tempestività nei pagamenti pubblici, con una visione che appare ottimista anche dopo l'entrata in vigore delle nuove regole (Dlgs 192/2012) con cui la normativa italiana ha adottato il limite europeo dei 30-60 giorni.
Così, naturalmente, non è stato, e i tempi tecnici necessari a far partire il meccanismo della compensazione hanno già accumulato un "buco" di 8 mesi sui ruoli: contando che ogni anno vengono emessi circa 15 milioni di cartelle esattoriali, è facile intuire la dimensione dei ruoli che sono a carico di operatori in credito con la Pubblica amministrazione, ma che non possono essere compensati perché emessi dopo il 30 aprile 2012.
Tutto il meccanismo nasce dall'articolo 28-quater inserito nel Dpr 602/73, che però aveva subordinato alle istruzioni di un decreto ministeriale le concrete modalità operative della compensazione. Le indicazioni sono arrivate piuttosto puntuali, con il decreto del ministro dell'Economia e delle finanze varato il 22 maggio 2012. Il decreto di Via XX Settembre non ha chiuso però la complessa partita dell'attuazione. Per far funzionare in pieno la certificazione è stato ovviamente indispensabile renderla pienamente utilizzabile all'interno del sistema bancario, con gli strumenti della certificazione pro solvendo (con rischio di inadempimento che rimane in carico al creditore) o pro soluto (in cui il rischio viene invece assunto dalla banca). Proprio l'estensione al meccanismo pro soluto, escluso dalle prime bozze della norma, ha richiesto alcuni passaggi ulteriori, e in particolar modo la tutela delle banche con il fondo di garanzia da 10 miliardi di euro.
L'architettura, insomma, è stata completata davvero solo a fine anno, con i regolamenti tecnici per il funzionamento del fondo che tutela gli istituti di credito nell'assunzione dei rischi collegati alle cessioni dei crediti. La prova del nove arriva dalla proroga di un anno del protocollo d'intesa siglato fra Abi e Confindustria, che nel 2012 non ha potuto funzionare nei fatti perché mancava il terreno di gioco e che è stato di conseguenza rilanciato per altri 12 mesi.
In questo quadro, un nuovo intervento sulla data è necessario per "attualizzare" i meccanismi al loro concreto calendario di applicazione. Un'ipotesi più "radicale" passerebbe invece per la cancellazione tout court dei limiti temporali alla compensabilità fra crediti e debiti fiscali. L'articolo 28 quater, infatti, per la sua collocazione sistematica, sarebbe da intendersi come norma a regime. In pratica, anche per le transazioni concluse dopo il 1° gennaio 2013, nulla impedirebbe all'impresa di ottenere il pagamento con la semplice compensazione con debiti iscritti a ruolo.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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