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NOVITÀ NORMATIVE

COMUNI "FAI DA TE" SULLE DICHIARAZIONI IMU.

I proprietari di case hanno aspettato per quasi un anno il modello della dichiarazione Imu, ma in circa 2mila Comuni non potranno usarlo. Di fatto, un municipio su quattro ha introdotto un formato di comunicazione "locale", diverso da quello messo a punto dal dipartimento delle Finanze.
Niente di illegale, ma una bella complicazione in vista della scadenza del 4 febbraio. Soprattutto per i professionisti che si occupano di Imu, e che sono costretti a verificare delibere e regolamenti comunali alla ricerca di eventuali «adempimenti formali non onerosi», come li chiamano le Finanze. A volte basta un'autocertificazione. Altre volte serve la copia di un contratto. Altre volte ancora bisogna rispettare una data anteriore al 4 febbraio, con il risultato che chi non si è mosso per tempo rischia di essere tagliato fuori.
Il conteggio dei 2mila Comuni è stato effettuato dal Caf Acli, che ha mappato per i propri uffici tutte le decisioni locali. «La grande maggioranza delle delibere che comportano obblighi di comunicazione varie per aliquote o detrazioni agevolate si trova nel Nord. Nel Centro-Sud, invece, è più frequente imbattersi in delibere locali che hanno previsto la stessa aliquota per tutti gli immobili diversi dalla prima casa», spiega Paolo Conti, direttore del Caf Acli.
Il principio di fondo è che la dichiarazione Imu va presentata quando il Comune ha previsto un'agevolazione extra rispetto alla normativa nazionale o quando, comunque, non è in grado di conoscere la situazione del contribuente per altra via, ad esempio tramite il catasto. Il caso classico è quello delle abitazioni concesse in uso gratuito ai parenti. Dato che il contratto di comodato può anche essere verbale, quando il consiglio comunale ha deciso un'aliquota ridotta bisogna in qualche modo mettere a conoscenza della situazione l'ufficio tributi. Il punto è "come" farlo.
Vediamo tre esempi selezionati tra i Comuni della provincia di Bologna. A Granarolo dell'Emilia l'aliquota dello 0,76% è riservata ai parenti di primo grado e il comodato va registrato alle Entrate, ma per l'autocertificazione c'è tempo fino al 30 giugno 2013. A Marzabotto, invece, la scadenza è il 31 gennaio e non viene chiesta la registrazione. Mentre a Monteveglio l'aliquota è più bassa (0,6%), possono beneficiarne anche i parenti di secondo grado e basta una comunicazione, ma il termine – ormai scaduto – era quello per il pagamento dell'imposta, cioè il 17 dicembre.
Un bel rebus, che si intreccia con la complicazione di dover fare tutto (o quasi) su modelli cartacei o con la posta elettronica certificata. D'altra parte, tra incertezza normativa, ristrettezze di bilancio e tempi ridotti al minimo, sono pochi gli enti locali che hanno investito per "costruire" software o piattaforme internet.
In qualche caso le richieste dei Comuni contraddicono anche le indicazioni ministeriali, ad esempio per le pertinenze dell'abitazione principale, che pagano l'Imu con l'aliquota ridotta e incassano la detrazione di 200 euro. Secondo le istruzioni ufficiali, per i box auto, le cantine e i magazzini «non sussiste obbligo dichiarativo», ma in diversi piccoli centri si chiede ai contribuenti di segnalarli: tra i tanti, Bassano e Vezza d'Oglio nel Bresciano.
Ripercorrere gli obblighi dichiarativi previsti a livello locale significa anche esplorare le agevolazioni introdotte dai Comuni qua e là per l'Italia: oltre alle abitazioni prestate ai parenti, il grosso delle comunicazioni va inviato in caso di alloggi affittati a canone concordato o di famiglie in cui sono presenti soggetti deboli, così come definiti di volta in volta dalle delibere: disabili, anziani, disoccupati e così via.
La verifica sulla dichiarazione diventa così l'occasione per un controllo sulla correttezza del saldo, soprattutto per i professionisti che hanno curato le pratiche di centinaia di contribuenti. Dopotutto, se ci si accorge di aver sbagliato si è ancora in tempo a fare il ravvedimento, pagando solo il 3,75% di sanzioni.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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