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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: LA RICHIESTA DI RIMBORSO, ANCHE PER LA QUOTA STATALE, E' DA PRESENTARE AL COMUNE.

La coesistenza della quota di imposta erariale dell'Imu con l'imposta propriamente comunale ha generato notevoli complicazioni operative per Comuni e contribuenti, riferite non solo alle possibilità di errori nei codici tributo, ma anche alla gestione dei rimborsi.
I problemi sono limitati al 2012, perché la legge di stabilità 2013 ha abrogato da quest'anno la quota d'imposta erariale, lasciando in vita solamente una riserva di gettito in favore dello Stato sui fabbricati di categoria catastale «D». Eppure, è proprio in queste settimane che per molti contribuenti e professionisti si pone la questione di come fare i conti con eventuali errori.
Sulla questione delle somme versate in eccesso al Comune o allo Stato è stata diramata la risoluzione n. 2 del 2012, da parte del dipartimento delle Finanze. In questo documento di prassi, sono stati presi in esame diversi casi ed è stata indicata una procedura che troverà applicazione anche nei casi non espressamente considerati dalla risoluzione. Andiamo con ordine.
Una delle principali cause generatrici dei rimborsi deriva dallo sfasamento tra il termine per l'adozione delle delibere comunali e la scadenza della prima rata. In particolare, per l'anno 2012, mentre la prima rata era in scadenza il 18 giugno, il Comune ha avuto tempo sino alla fine di ottobre per decidere le aliquote. Da qui, la necessità di effettuare il pagamento di giugno sulla base delle regole di legge e di rinviare l'applicazione delle decisioni locali al saldo di dicembre.
In questa situazione la possibilità che in giugno siano stati eseguiti pagamenti che, in sede di saldo, si sono rivelati in eccesso era piuttosto elevata.
Uno degli esempi considerati nella risoluzione riguarda l'ipotesi in cui il Comune si sia avvalso della facoltà di equiparare all'abitazione principale le case in proprietà di anziani o disabili residenti in istituti di ricovero ovvero di cittadini italiani residenti all'estero. In tale eventualità, infatti, il contribuente ha pagato a giugno anche la quota d'imposta erariale, calcolata con lo 0,19% (la metà dello 0,38%). Con l'assimilazione al l'abitazione principale, invece, questa quota non è dovuta. Ne deriva che il contribuente, pur non sbagliando il codice tributo, si ritrova ad avere un credito per l'imposta erariale e magari un saldo da versare per l'imposta comunale. A questo punto, le ipotesi sono due:
1) il saldo da versare al Comune è maggiore del credito relativo alla quota erariale;
2) il saldo è inferiore al credito stesso.
Nel primo caso, sarà sufficiente che il contribuente presenti un'istanza al Comune competente in cui indichi gli estremi del primo versamento eseguito e chieda di imputare all'imposta comunale l'importo versato come quota statale. Di conseguenza, in sede di saldo sarà stato sufficiente versare la sola differenza dovuta a titolo di tributo comunale. L'istanza di imputazione del pagamento di giugno potrà essere presentata, si ritiene, entro un anno dal saldo, in analogia con la procedura del ravvedimento lungo.
Nel secondo caso, il contribuente non solo non avrebbe dovuto versare nulla a saldo, ma vanta un diritto di credito per l'eccedenza di imposta erariale. Anche in tale ipotesi, occorrerà un'apposita istanza al Comune nella quale si chiederà di imputare, sino a concorrenza dell'importo dovuto, l'imposta erariale versata in giugno all'imposta comunale dovuta a saldo. Con la medesima istanza si chiederà il rimborso del residuo. Il punto è tuttavia che non esiste una disciplina che regoli i rimborsi dell'imposta erariale. Fermo restando infatti che l'istanza va sempre presentata al Comune, poiché questi non è stato destinatario del relativo gettito, bisogna stabilire le modalità per il recupero dallo Stato delle somme anticipate al contribuente. Per questo motivo, la risoluzione n. 2/DF/2012 ha annunciato l'emanazione di apposite istruzioni. Ciò significa, in concreto, che le domande di rimborso della quota statale verranno trattenute in stand by dai Comuni, in attesa delle indicazioni delle Finanze.
Le cose sono più semplici se il credito è comunale. Si pensi ad esempio al Comune che a ottobre abbia elevato di molto la detrazione per abitazione principale. Può darsi che la somma pagata a giugno risulti maggiore di quanto dovuto per tutto l'anno 2012. In tale ipotesi, il contribuente potrà presentare al Comune una domanda di rimborso dell'eccedenza di imposta.
L'istanza dovrà essere proposta entro cinque anni dal pagamento. In alternativa, si ritiene senz'altro ammissibile chiedere al Comune il computo del l'eccedenza in detrazione dal l'imposta dovuta per il 2013. Sebbene si tratti di facoltà non espressamente prevista nella legge, non si vede cosa osti al suo accoglimento.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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