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NOVITÀ NORMATIVE

DICHIARAZIONI IMU: ATTENZIONE ALLE REGOLE LOCALI.

Non è solo una questione di modulistica. Nei 2mila Comuni che hanno dettato regole particolari per la dichiarazione Imu bisogna fare attenzione a tre elementi: la data entro cui presentare la denuncia, i documenti da allegare e le differenze rispetto alla normativa nazionale.
Andiamo con ordine. In molti Comuni, per incassare una particolare agevolazione prevista a livello locale, viene fissato un termine diverso dal 4 febbraio 2013. A volte l'invio è posticipato al 30 giugno 2013, ma spesso è anticipato al 31 dicembre, o addirittura al 30 settembre del 2012. Cosa succede se non ci si è accorti del termine e si è mancato l'invio?
Certi regolamenti comunali fissano la data a pena di decadenza. Altri, nel comminare la decadenza, precisano che il recupero dell'imposta avverà senza applicare sanzioni. Altri ancora non fanno venir meno l'agevolazione, ma prevedono una sanzione da 52 a 258 euro. Il problema, però, è cosa fare se le norme comunali "tacciono" sul punto. In tal caso si dovrebbe applicare la disposizione residuale contenuta nell'articolo 7-bis del Tuel (Dlgs 267/2000), che consente di applicare una sanzione da 25 a 500 euro per le violazioni delle norme regolamentari. Resterebbe comunque da individuare l'importo da applicare nel caso concreto, a meno che il Comune non intenda in alcun modo punire i contribuenti meno attenti, almeno nel primo anno di applicazione dell'imposta.
Un altro aspetto riguarda l'eventuale documentazione da allegare all'autocertificazione per il Comune. In genere viene chiesta una copia del contratto (d'affitto o di comodato, ad esempio), ma ci sono anche città che pretendono una copia delle utenze domestiche. Quali sono le conseguenze di un invio parziale? Si potrebbero ipotizzare diversi scenari, dall'accettazione di un invio incompleto, magari con richiesta di integrazione, a un rifiuto secco da parte del Comune. È comunque auspicabile che gli uffici facciano prevalere il buon senso, considerando le difficoltà dei contribuenti alle prese con le molteplici norme nazionali e locali, non sempre di facile interpretazione. Potrebbe quindi scattare l'esimente delle obiettive condizioni di incertezza, prevista dalla legge 212/2000 (statuto del contribuente), ma anche dal Dlgs 472/97 (sanzioni tributarie) e dal Dlgs 546/92 (processo tributario).
Un ultimo punto delicato riguarda le eventuali contraddizioni tra le regole locali e quelle dettate dal ministero dell'Economia. Ci sono regolamenti che chiedono di denunciare le pertinenze, nel caso classico del contribuente che possiede due box auto e può tassarne solo uno con la prima casa. Ma ci sono anche città che disconoscono la validità delle dichiarazioni Ici presentate negli anni scorsi, ad esempio per una casa data in comodato a un figlio con contratto registrato nel 2009.
Anche per i separati assegnatari della ex casa coniugale non dovrebbe scattare l'obbligo dichiarativo, ma alcuni Comuni richiedono comunque una comunicazione. In ogni caso – almeno in questa fase – è consigliabile che il contribuente si attenga alle indicazioni comunali se vuole avere la certezza di beneficiare dell'agevolazione prevista dalla norma (o quantomeno per evitare di essere sanzionato).
Le prime risposte
Dichiara chi vuole far valere eventuali agevolazioni
Sono unico proprietario dell'immobile da considerare mia "prima casa"; a sua volta, mia moglie è proprietaria di altra abitazione nello stesso comune (ai fini Ici, a suo tempo, considerata abitazione principale). Ora chi è tenuto a presentare la dichiarazione Imu considerando che mia moglie ha pagato per il suo immobile come se fosse seconda casa?
R Il soggetto tenuto alla presentazione della dichiarazione Imu è colui che intende fare valere eventuali agevolazioni; in questo caso è il marito, che ha già pagato come prima casa.
Per la moglie non occorre fare nulla.
Per l'abitazione principale non scatta l'obbligo dichiarativo
Io e mia moglie abitiamo nell'abitazione principale composta da due partite catastali diverse (una pervenuta per successione) accatastate assieme nel 2007 secondo la circolare n. 15232 del 21 febbraio 2002 come unità immobiliare composta da due porzioni sulle quali gravano diritti reali non omogenei con la dicitura «Porzione di u.i.u. unita di fatto con quella di foglio...Part...Sub...Rendita attribuita alla porzione di u.i.u. ai fini fiscali». La rendita totale ai fini Imu è la sommatoria delle due rendite.
Nel 2008 feci regolare denuncia ai fini Ici. Devo rifare la denuncia anche ai fini Imu?
R L'accatastamento unitario di due immobili ai soli fini fiscali può rientrare nel concetto di "unica unità immobiliare" previsto dalla disciplina Imu sull'abitazione principale e sarebbe l'unica eccezione alla regola dell'accatastamento "unico". Trattandosi di abitazione principale non scatta alcun obbligo dichiarativo Imu. Peraltro il contribuente ha già presentato la dichiarazione Ici e inoltre il dato dell'unione fiscale è annotato sulla visura catastale e quindi conoscibile dal Comune.
Ravvedimento operoso per chi ha sbagliato i calcoli
A dicembre ho sbagliato il calcolodella quota erariale su una seconda casa, versando 64 euro in meno del dovuto. Come posso regolarizzare la mia posizione?
R In caso di omesso o insufficiente versamento, in assenza di accertamento da parte del Comune, è possibile ricorrere al ravvedimento operoso, che può essere eseguito entro un anno dalla scadenza del pagamento dovuto.
Occorre versare sia una sanzione, in misura ridotta, che gli interessi.
La compilazione dell'eventuale modello F24 deve riportare distintamente l'imposta che per la quota erariale corrisponde al codice "3917", la sanzione con il codice tributo "3924" e gli interessi con il codice tributo "3923".
Esenti dall'adempimento se la modifica è negli atti
La modifica della rendita catastale effettuata nel 2012 comporta l'obbligo della dichiarazione Imu?
R L'obbligo dichiarativo è escluso per tutte le fattispecie concernenti variazioni oggettive o soggettive riportate negli atti catastali, trattandosi di dati (tra cui la rendita catastale) immediatamente consultabili dai Comuni e quindi conoscibili dagli stessi.
Cambio di destinazione d'uso, dichiarazione necessaria
Nel caso di un terreno che da agricolo è ora accatastato come industriale va inviata la dichiarazione Imu?
R La dichiarazione va presentata perché se anche il Comune è a conoscenza del cambio di destinazione urbanistica, che dovrebbe essere stato anche notificato al contribuente, occorre dichiarare il valore venale dell'area.
L'obbligo riguarda anche immobili acquistati anni fa
È stato acclarato che se marito e moglie hanno un immobile ciascuno al 100% nello stesso Comune, vada presentata la dichiarazione Imu dell'immobile adibito ad abitazione principale. Ma tale obbligo vige solo per situazioni variate nel corso del 2012 od anche per immobili acquisiti in precedenza?
R L'obbligo di presentare la dichiarazione vige anche per immobili acquistati in anni precedenti. La dichiarazione Imu deve essere presentata per portare a conoscenza del Comune su quale unità abitativa si intende applicare l'aliquota agevolata e le detrazioni previste per l'abitazione principale.
Dichiarazione sostituita dall'atto di successione
Nel caso di una madre che ha il diritto di abitazione e ha versato l'intera Imu sull'immobile ricevuto in eredità di cui è proprietaria con i figli, deve essere presentata la dichiarazione Imu?
R La dichiarazione non deve essere presentata perché anche nell'Imu l'obbligo dichiarativo è sostituito dalla dichiarazione di successione che l'agenzia delle Entrate trasmette ai Comuni su cui insistono gli immobili.
Nessun adempimento se il valore venale non cambia
Nel caso di un'area edificabile valutata dal contribuente alla data del 1° novembre 2012 allo stesso valore utilizzato per l'Ici, si ritiene non obbligatoria la presentazione della dichiarazione Imu considerato che il contribuente ha valutato non modificato il relativo valore. Se il Comune accertasse valori diversi verrebbero applicate le sanzioni per mancata dichiarazione Imu?
R Se il valore venale al 1° gennaio 2012 è rimasto invariato rispetto a quello dell'anno precedente non occorre presentare la dichiarazione. Occorre, comunque, verificare se il Comune ha deliberato dei valori venali di riferimento. Se il Comune non ha deliberato valori di riferimento e successivamente ritiene che i valori venali siano superiori a quelli del 2011, allora sarà legittimato a notificare un atto di accertamento per omessa denuncia.
Sull'omesso versamento sanzioni del 30 per cento
Per difficoltà economiche oggettive non ho versato il saldo Imu, dopo aver regolarmente pagato l'acconto. Al momento non sono in grado di pagare sfruttando gli sconti del ravvedimento operoso. Che sanzioni rischio?
R In assenza di ravvedimento, il Comune può notificare, entro cinque anni, un accertamento per omesso versamento applicando una sanzione pari al 30% del tributo non versato.
In caso di errore va inviato un fax al Comune
Il Comune in cui ho la seconda casa, cui mi sono rivolto per correggere un codice tributo sbagliato utilizzato per l'acconto (3819 anziché 3918) mi ha detto di non essere attrezzato per la rettifica. Come posso fare?
R Occorre presentare al Comune, anche via fax o raccomandata, una comunicazione che evidenzi l'errore commesso, così come chiarito dal ministero dell'Economia nella risoluzione 2/DF del 13 dicembre 2012. L'invio via fax è una soluzione per essere certi della ricezione del documento, in attesa che gli uffici locali si allineino alle norme nazionali.
Il doppio versamento si sana con un'istanza
Nel modello F24 ho sbagliato a inserire il codice relativo alla quota dello Stato, ripetendo per errore quello comunale. Mi trovo quindi ad avere un doppio versamento al Comune e niente allo stato. Come rimediare?
R Se l'importo, complessivamente versato è corretto e si è in presenza di errori di nella ripartizione del tributo nei diversi righi del modello F24, l'errore è sanabile presentando un'istanza, in carta libera, al Comune. Occorre indicare i codici tributo utilizzati in modo errato e quelli corretti.
Il regolamento «decide» chi può effettuare il pagamento
Un appartamento, "prima casa", è stato acquistato nel corso del 2011 da due soggetti, uno per la sola proprietà e l'altro per il diritto di abitazione. L'Imu 2012 è stata pagata dal titolare della sola proprietà. Se il pagamento è stato effettuato erroneamente dal soggetto "non passivo", che cosa è necessario fare? Ed entro quale termine?
R In primo luogo occorre verificare se il regolamento comunale prevede la possibilità che il versamento sia eseguito anche da altri soggetti, diversi dal soggetto passivo d'imposta: in questo caso, si potrà fare al Comune istanza di imputazione del versamento al titolare del diritto di abitazione, chiedendo contestualmente il rimborso della detrazione per abitazione principale, se – come probabile – la casa costituisce abitazione principale del titolare del diritto d'abitazione. Se il regolamento comunale non consente questa soluzione, invece, il proprietario dovrà chiedere il rimborso di quanto versato, mentre il titolare del diritto d'abitazione dovrà pagare l'Imu con ravvedimento operoso.
Errore ininfluente se non incide sul gettito
In sede di compilazione del modello F24 per il saldo Imu 2012 relativo alla prima casa mi sono accorto che nel modello relativo all'acconto ho omesso di indicare la detrazione spettante (prima casa più figlio). L'importo versato è comunque corretto comprendendo la detrazione. Come mi devo comportare?
R Trattandosi di un errore che non incide né sul codice tributo, né sul destinatario del gettito, si può ritenere che sia ininfluente, perché non concretizza quella «incompletezza dei documenti di versamento», sanzionabile ex articolo 15 del Dlgs 471/1997.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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