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NOVITÀ NORMATIVE

TRIBUTI: SUPER SCADENZE IN ARRIVO

Una raffica di richieste fiscali prima delle vacanze estive e nei giorni di Natale, cioè proprio nei periodi più delicati nella difficile impresa di rilanciare i consumi, e una serie di imprese in forte crisi di liquidità e a rischio default.
È il doppio risultato ottenuto con il calendario della Tares modificato dalla prima proroga contenuta nella legge di stabilità e dalla seconda rilanciata dalla legge di conversione sul decreto per l'emergenza rifiuti. In pratica, nel cadenzare il nuovo tributo chiamato a finanziare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e i «servizi indivisibili» i Comuni potranno fissare le rate che preferiscono, ma senza chiedere nulla prima di luglio. Le rate, insomma, nella maggior parte dei casi non potranno essere più di un paio, la prima a luglio (o anche a settembre, se lo decide il sindaco) e la seconda a dicembre.
Il calendario nasce da esigenze elettorali più che tecniche: la Tares, che oltre a coprire integralmente i costi dell'igiene urbana (a differenza della Tarsu) dovrà appunto finanziare i «servizi indivisibili» (un ventaglio amplissimo, dall'anagrafe all'illuminazione pubblica, e in attesa di migliori codificazioni) con una maggiorazione da 30 centesimi al metro quadrato, costerà più delle attuali tasse o tariffe sui rifiuti. La prima rata era prevista a gennaio, a poche settimane delle elezioni, ed è stata spostata prima ad aprile e poi a luglio, "incaricando" il nuovo Governo di rivedere i meccanismi del prelievo; sempre che un ordine del giorno come quello approvato ieri, che raramente dispiega effetti concreti, possa essere considerato vincolante addirittura con un salto di legislatura.
Il primo effetto del nuovo calendario, comunque, sarà quello di far coincidere i pagamenti della Tares con i periodi più "caldi" dell'anno fiscale. La prima rata arriverà infatti pochi giorni dopo l'acconto Imu (più pesante di quello 2012 perché sarà articolato in base alle aliquote comunali e non a quelle standard fissate dalla legge nazionale) e l'acconto Irpef e Ires di giugno dei lavoratori autonomi. Un affollamento ancora più intenso si verificherà, invece, a dicembre: in quel mese arriverà il saldo Imu, il secondo acconto Irpef dei lavoratori autonomi e i conguagli per i dipendenti. Il tutto nelle prime tre settimane del mese.
Così congegnato, il rinvio non modifica per nulla il conto complessivo della Tares, e nemmeno un ipotetico intervento correttivo da parte del Governo che uscirà dalle elezioni di febbraio potrà fare molto. Togliere la «maggiorazione» locale per finanziare i «servizi indivisibili», tanto per cominciare, costerebbe un miliardo tondo, che è la cifra trattenuta dal Governo dai fondi destinati agli enti locali proprio per l'ingresso in campo della nuova maggiorazione. Nemmeno rimodulare la quota rifiuti sembra semplice: il problema in questo caso è la copertura integrale dei costi del servizio, un obiettivo già previsto dalla tariffa istituita fin dal 1997 e raggiunto anche in una parte dei Comuni ancora legati alla vecchia tassa. Per alleggerire il conto ai contribuenti bisognerebbe cancellare quest'obbligo, in un quadro di finanza locale che però è ormai interamente sulle spalle dei cittadini dopo il sostanziale azzeramento dei fondi statali.
Con un pesantissimo effetto collaterale, il rinvio mette in ginocchio le imprese attive nel settore rifiuti, che fatturando a luglio riusciranno a incassare le prime entrate non prima di ottobre. Per 10 mesi, insomma, le imprese dovrebbero svolgere gratis un servizio pubblico essenziale. Il risultato? Secondo le parole concordi di aziende (sia Fise-Confindustria sia Federambiente) e dei sindacati del settore sarà la messa a rischio «della sopravvivenza stessa delle imprese» e «una completa paralisi a livello nazionale della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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