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NOVITÀ NORMATIVE

DL 2/2010 ENTI LOCALI : CONVERSIONE

Il decreto enti locali è legge. Con 151 voti a favore, 92 contrari e tre astenuti, l'aula del senato ha definitivamente convertito in legge il dl n. 2/2010. Hanno votato a favore i senatori di Pdl e Lega, contro quelli di Pd e Italia dei valori mentre Udc e Svp-autonomie si sono astenuti. A pochi giorni dalla naturale decadenza del decreto (il 27 marzo) e vista la necessità di applicare i tagli alle giunte comunali e provinciali che usciranno dalle urne (a questo scopo la legge di conversione del dl entrerà in vigore il giorno stesso della pubblicazione in G.U. ndr), palazzo Madama non aveva chance di modificare il testo approvato dalla camera il 16 marzo e in buona parte riscritto dal maxiemendamento del governo.
Tra le modifiche più significative c'è certamente l'anticipo al 2010 dei tagli alle giunte comunali e provinciali che dovranno essere composte da un numero massimo di assessori pari a un quarto dei consiglieri. Questi ultimi dovranno essere ridotti del 20%, ma la riduzione scatterà solo nel 2011. Sindaco e presidente del consiglio verranno computati ai fini del calcolo del 20% dei tagli delle poltrone.
Consiglieri regionali. Tagli anche agli stipendi dei consiglieri regionali. Chi risulterà eletto dal voto del 28 marzo non potrà percepire uno stipendio superiore a quello dei parlamentari. Su questo il dl è chiaro. «L'importo degli emolumenti e delle utilità, comunque denominati, compresi l'indennità di funzione, l'indennità di carica, la diaria, il rimborso spese, a qualunque titolo percepiti dai consiglieri regionali» non dovrà eccedere complessivamente lo stipendio degli inquilini di Montecitorio e palazzo Madama.
Difensori civici e city manager. La figura del difensore civico comunale scompare, ma sopravvive a livello provinciale. E ancora, viene consentita la possibilità di articolare il territorio in circoscrizioni per i comuni sopra i 250 mila abitanti. Si salvano dai tagli anche i direttori generali ma solo negli enti sopra i 100 mila abitanti.
Patto di stabilità. Il maxi-emendamento su cui il governo ha ottenuto la fiducia alla camera ha previsto l'esclusione dal patto di stabilità delle spese degli enti locali collegate ai grandi eventi. Escluse anche le risorse che provengono dall'Ue. Si tratta di una norma molto attesa soprattutto dal comune di Milano che avrebbe corso il rischio di sballare i conti a causa delle spese sostenute per l'Expo 2015. Confermata anche l'esclusione dal patto di stabilità dei dividendi incassati dai comuni per operazioni straordinarie poste in essere da società quotate municipali. Ciascuna regione potrà compensare eventuali sforamenti del patto di stabilità da parte degli enti locali siti nel proprio territorio.
Ici rurale. Slitta da marzo a maggio la certificazione Ici per i fabbricati rurali e vengono stanziati più contributi per le aree abruzzesi colpite dal terremoto.
Roma. La gestione ordinaria del comune di Roma sarà separata da quella straordinaria per il rientro dei debiti. Il commissario straordinario non sarà quindi il sindaco. Viene anche sbloccato il nodo dell'utilizzo dei fondi degli immobili della Difesa a copertura delle risorse per Roma Capitale.
Le reazioni. Dalle autonomie giungono però reazioni contrastanti sul provvedimento. Mentre il presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione plaude all'abolizione delle Ato, quello dell'Uncem, Enrico Borghi, si augura che ora le funzioni fino a questo momento gestite dalle Autorità di ambito territoriale siano attribuite alle comunità montane. Per il vicepresidente Anci e sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, il dl rappresenta «un'altra occasione persa per dare risposte concrete ai comuni italiani». E per questo l'Associazione promette una grande mobilitazione di piazza dopo le regionali.
FONTE: ITALIA OGGI

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