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NOVITÀ NORMATIVE

INDEBITAMENTO SULLE UNIONI PER AGGIRARE IL PATTO.

Unioni che si indebitano al posto dei comuni per aggirare i vincoli di finanza pubblica. Il combinato disposto dell'estensione del Patto ai piccoli comuni e dell'imposizione agli stessi dell'obbligo di gestione associata delle funzioni fondamentali sembra indirizzare le scelte di molti amministratori verso forme di finanziamento delle opere pubbliche finora poco utilizzate e scarsamente diffuse. Occorre, però, prestare attenzione a evitare di porre in essere pratiche elusive sanzionabili.
Come noto, il Patto rappresenta un formidabile disincentivo al ricorso all'indebitamento da parte degli enti locali. I proventi dei mutui e delle altre forme di finanziamento reperibili sul mercato, infatti, non costituiscono entrate valide ai fini del calcolo del relativo saldo e analogamente sono esclusi gli oneri connessi al loro rimborso. Viceversa, le spese per la realizzazione dell'investimento peggiorano lo stesso saldo, determinando uno squilibrio che in molti casi rischia di compromettere il raggiungimento dell'obiettivo.
Un ulteriore ostacolo alla contrazione di nuovi debiti è stato introdotto dall'art. 8, comma 1, della legge 183/2011, che ha notevolmente abbassato il tetto previsto dall'art. 204 del Tuel: in base a tale disposizione, la somma degli interessi derivanti dalla nuova operazione e di quelli già dovuti (al netto dei contributi statali e regionali in conto interessi) non può superare una percentuale delle entrate correnti che è ora fissata al 6%. Molti comuni si trovano già al di sopra di tale valore (dato che esso negli anni scorsi era decisamente più elevato ed è stato progressivamente ridotto) e quindi non possono aprire ulteriori canali di finanziamento.
Per aggirare tali vincoli, diversi sindaci stanno pensando di sfruttare quelle unioni cui, entro la fine di quest'anno, dovranno essere devolute, in alternativa alle convenzioni, quasi tutte le funzioni comunali fondamentali. Le unioni, infatti, da un lato, non sono (al momento) assoggettate al Patto (con la sola eccezione di quelle «speciali» previste dall'art. 16 del dl 138/2011, che lo saranno dal 2014), dall'altro lato, sono di norma poco indebitate e quindi hanno meno problemi a rispettare il limite di cui all'art. 204.
L'operazione, di per sé, è possibile, ma occorrono alcune precisazioni e alcune cautele. Sotto il primo profilo, occorre verificare se le banche siano disponibili a concedere credito a tali soggetti senza una garanzia da parte dei comuni. In caso contrario, occorre rammentare che l'art. 207, comma 4, del Tuel stabilisce che gli interessi annuali relativi alle operazioni di indebitamento garantite con fideiussione concorrono alla formazione del limite di cui al citato art. 204 e non possono impegnare più di un quinto di tale limite. Sotto il secondo profilo, occorre evitare che l'assunzione del debito da parte dell'unione possa configurarsi come un tentativo di elusione del Patto da parte dei comuni associati.
In proposito, viene in considerazione l'art. 31, comma 31, della stessa legge 183/2011, che assegna alle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti il compito di reprimere tali pratiche e di sanzionare amministratori e tecnici responsabili, mentre il precedente comma 30 stabilisce la nullità degli atti e dei contratti posti in essere con tale finalità. Ricordiamo, inoltre, che in base al comma 28 la violazione del Patto può anche essere accertata retroattivamente. Come chiarito anche dalla circolare n. 5/2012 della Ragioneria generale dello stato, possono essere elusive anche le operazioni poste in essere dagli enti locali con soggetti terzi (società partecipate, ma anche enti di secondo livello, come le unioni).
FONTE: ITALIA OGGI

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