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NOVITÀ NORMATIVE

PAGAMENTI VELOCI NON COORDINATI CON L'OBBLIGO DEL DURC.

L'accelerazione dei termini di pagamento non si coordina con l'obbligo di acquisire il Durc. Risulta praticamente impossibile per le pubbliche amministrazione pagare gli appaltatori entro i 30 giorni previsti dal dlgs 192/2012, che ha integrato e modificato il dlgs 231/2002, recependo le direttive europee sui pagamenti.
La ragione fondamentale non consiste, tanto, nel termine per procedere, quanto nella circostanza che nel recepire le norme europee il legislatore italiano ha mancato di compiere l'opera essenziale, cioè l'armonizzazione della disciplina comunitaria, con l'ordinamento italiano. È proprio esclusivamente del nostro sistema, infatti, l'obbligo di acquisire un Durc regolare non solo per effettuare il pagamento, ma per la stessa fase preliminare alla procedura, cioè la liquidazione in quanto non risulta possibile considerare pagabile la prestazione, se non si verifica la regolarità della posizione dell'azienda.
In ogni caso, l'istruttoria tecnico-contabile è compiuta nella fase della liquidazione, visto che il pagamento consegue quasi meccanicamente all'ordine al tesoriere emesso dai servizi finanziari, in base ai controlli contabili sulle liquidazioni.
Il problema sorge dalla circostanza che il dlgs ha eliminato la possibilità per le parti di fissare nel contratto un termine diverso dai 30 giorni. Questi decorrono: dalla data di consegna delle merci o dall'effettuazione della prestazione se la fattura sia emessa prima o non risulti certa la data; dalla presentazione della fattura; o, infine, dalla data di effettuazione della verifica della correttezza del bene fornito o della prestazione svolta.
In assenza della possibilità di definire termini diversi, i 30 giorni disponibili per l'istruttoria sulla regolarità della fattura, l'ordinazione e il pagamento coincidono con l'eguale periodo previsto dalla disciplina del Durc per il rilascio del certificato. Avrebbe dovuto essere noto al legislatore che Inps, Inail e Cassa edile impiegano sostanzialmente sempre tutto il periodo di 30 giorni a loro disposizione, per il rilascio del certificato (per altro, il tutto in aperta violazione della disciplina sulla «decertificazione»).
Il dlgs 192/2012 non ha risolto questa difficoltà operativa, come avrebbe potuto stabilendo un termine ordinariamente più ampio per i pagamenti della pubblica amministrazione o, meglio, modificando la disciplina del Durc, con l'eliminazione dell'istanza e la possibilità per le amministrazioni di accedere direttamente alle banche dati dell'Inps per visualizzare in tempo reale la situazione previdenziale delle aziende.
I rischi della cattiva opera di recepimento e coordinamento sono almeno tre.
Il primo è l'abuso della possibilità, prevista dal nuovo articolo 4, comma 4, del dlgs 231/2002 di portare il termine di pagamento a 60 giorni.
Tale facoltà è condizionata «dalla natura o dall'oggetto del contratto o dalle circostanze esistenti al momento della sua conclusione». A meno di non considerare l'obbligo di acquisire il Durc una «circostanza» che giustifichi sempre il raddoppio dei termini, risulta in modo piuttosto evidente motivare l'esistenza di ragioni per il prolungamento dei termini del pagamento connesse alla natura e all'oggetto del contratto, elementi che, a ben vedere, con l'adempimento del debitore nulla hanno a che vedere.
Il secondo rischio è quello dell'inserimento nei contratti di clausole di deroga al termine ordinario di 30 giorni nulle, con il relativo contenzioso.
Il terzo, quello più grave, è la violazione diffusa dei termini, con le conseguenze anche di natura finanziaria potenzialmente derivanti, considerato l'elevato tasso di interesse di mora e la penale di 40 euro introdotta dal dlgs 192/2012.
Un sistema per evitare di raddoppiare senza effettive giustificazioni i termini di pagamento o sforarli è prevedere il pagamento entro 30 giorni dalle verifiche delle prestazioni, inoltrando la richiesta del Durc in coincidenza con la consegna del bene o del verbale di esecuzione del servizio o dello stato di avanzamento. In questo modo, vi sono a disposizione 30 giorni per compiere le verifiche e altri 30 per effettuare il pagamento: in questo lasso di tempo si dovrebbe riuscire a ottenere l'attestazione della regolarità contributiva.
Il sistema migliore, tuttavia, è una modifica normativa urgente, che elimini la confusione operativa determinata dalla riforma, fissi tempi certi per i pagamenti che, però, tengano conto degli adempimenti imposti alle pubbliche amministrazioni.
FONTE: ITALIA OGGI

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