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NOVITÀ NORMATIVE

TAGLI AI COMUNI BASATI SUI CONSUMI INTERMEDI.

Il taglio da 2,25 miliardi ai fondi degli enti locali in calendario nel 2013 sarà guidato dal meccanismo automatico dei «consumi intermedi», cioè le spese di funzionamento registrato dal Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici), e non sarà raffinato dai fabbisogni standard e dagli altri parametri intervenuti l'anno scorso per distribuire i sacrifici da 500 milioni. Per moltissimi Comuni si tratterà di girare un maxi-assegno allo Stato, perché nel frattempo sono stati cancellati i fondi su cui operavano i vecchi tagli.
I termini per l'accordo fra Stato e sindaci per individuare parametri migliori in Conferenza unificata è scaduto l'altroieri, e l'Associazione dei Comuni ha mandato al Viminale una lettera che annuncia l'impossibilità di un'intesa. L'assegnazione, quindi, dovrà avvenire per decreto, entro il 15 di febbraio.
È un problema non da poco: il criterio dei «consumi intermedi», previsto dal decreto di luglio sulla revisione di spesa, ha più di un inciampo, e finisce per determinare la distribuzione dei tagli in base a fattori che non c'entrano nulla con il reale tasso di sprechi del Comune. Nel calderone, per fare solo qualche esempio, entrano anche le spese per i contratti di servizio del trasporto locale e dello smaltimento rifiuti, che sono spese per servizi e non per consumi, e soprattutto dipendono da variabili locali: a Milano, per esempio, il Siope registra un contratto di servizio per i trasporti locali da 493 euro a cittadino, contro i 306 di Roma, ma il costo dipende dal fatto che nel capoluogo lombardo il contratto di servizio contabilizza anche la rete dell'hinterland che poi viene compensata per altra via. Di tutto questo il Siope, che si limita a registrare i flussi di cassa degli enti pubblici, si disinteressa, come non tiene conto del fatto che i pagamenti effettuati in un anno possono essere riferiti a forniture e servizi dell'anno precedente. Risultato: chi paga meno sembra spendere meno, e riceve tagli inferiori.
A fissare la strada obbligata per l'assegnazione della stretta è lo stesso decreto sulla revisione di spesa (articolo 16, comma 6 del Dl 95/2012), che prevede in ogni Comune una stretta proporzionale ai consumi intermedi. Per calcolare il sacrificio, quindi, occorre proporzionare i propri consumi intermedi del 2011 al dato totale dei Comuni che è rappresentato da una massa di pagamenti da 26,3 miliardi. A Roma, per esempio, i pagamenti per gli interventi 02, 03 e 04 della spesa corrente si sono attestati a quota 2,66 miliardi, cioè il 10,6% del totale, per cui il taglio sarà da 227,6 milioni. A Milano, che nel 2011 ha pagato 1,52 miliardi, dovrebbe invece attestarsi a quota 129,7 milioni.
Ma c'è un altro fattore ad aggravare il quadro. Per il 2012 il decreto «enti locali» aveva portato un'altra correzione importante, che per gli enti con più di 5mila abitanti aveva trasformato in extremis il taglio in un obbligo di riduzione del debito. La regola non vale più nel 2013, e di conseguenza la revisione di spesa si trasformerà per tutti in una riduzione secca di risorse.
Ultima aggravante: con la legge di stabilità, l'assegnazione ai Comuni di tutta l'Imu su case e negozi ha azzerato il fondo di riequilibrio, sostituito da una solidarietà da 4,7 miliardi (2,1 in meno del vecchio fondo) attraverso la quale i Comuni con un gettito più alto gireranno risorse a quelli meno "fortunati" sul piano fiscale. Risultato: in migliaia di Comuni, dove non ci sono fondi esterni da tagliare, la stretta si trasformerà in una spesa effettiva, perché i sindaci dovranno pagare allo Stato una somma analoga a quella del mancato taglio.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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