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NOVITÀ NORMATIVE

IL RIMBORSO DELL'IMU PRIMA CASA PESEREBBE FINO A 8,6 MILIARDI.

Restituire l'Imu? Facilissimo. Basta trovare 8,6 miliardi (ed è solo l'impatto sul 2013). Il rimborso dell'imposta che è riuscita a togliere all'Ici il posto di meno amata nel cuore degli italiani non è però, tecnicamente parlando, impossibile. Anche se il percorso si presenta irto di ostacoli.
Probabilmente molti si ricorderanno che, nel compilare il modello F24 (o l'analogo bollettino di conto corrente postale), si dovevano indicare i «codici tributo». È proprio in questi la chiave di volta della faccenda. Perché per l'abitazione principale, che andava versata integralmente al Comune, era stato studiato un codice tributo specifico: 3912. Dato che tutti i versamenti sono stati informatizzati, all'agenzia delle Entrate (o quanto meno a Equitalia) risulta con ogni probabilità l'elenco completo dei versamenti effettuati per l'abitazione principale, indissolubilmente legati a nome, cognome e codice fiscale del contribuente. Posto che le banche dati fiscali vengono sempre presentate come modelli di efficienza e completezza, non dovrebbe essere difficile estrarre l'elenco dei creditori di Imu. A questo punto si presentano due soluzioni.
Nella prima, è l'agenzia delle Entrate che invia a casa del contribuente una lettera-voucher con l'importo da restituire, che può essere presentata presso qualunque ufficio postale, esattamente come avvenuto un paio d'anni fa quando ci fu l'ultima ondata di micro rimborsi Irpef: ogni contribuente, ricevuta la comunicazione, si poteva recare in posta e farsi dare in contanti l'importo. In questo modo tutto diventerebbe facile e veloce e l'importo del denaro da restituire, cioè 4,3-4,5 miliardi, di cui 980 milioni di extragettito (si tratta di stime derivanti dagli aumenti dell'aliquota minima dello 0,4% decisi dai Comuni) verrebbe sborsato direttamente dallo Stato, creando per legge un apposito capitolo di spesa nel bilancio e, naturalmente, provvedendo alla copertura.
Nella seconda ipotesi potrebbero essere i municipi a provvedere: a questo punto occorrerebbe una normativa molto dettagliata che stabilisse procedure omogenee e, naturalmente, la possibilità di compensazione, anche perché in alcuni casi i Comuni potrebbero non avere a disposizione le somme necessarie: dopo tutto si tratta, mediamente, di oltre il 18% del gettito, che potrebbe essere poi restituito dallo Stato ai Comuni.
Ma c'è un altro aspetto che forse, nella foga della competizione elettorale, non è stato considerato: la scelta di non far pagare l'Imu sull'abitazione principale provocherà nel 2013 una voragine da 8,6 miliardi (quelli del 2012 più il mancato gettito di quest'anno), e ogni anno si dovrà fare i conti con almeno 4,3 miliardi in meno. I bilanci dovranno quindi riassestarsi pesantemente.
Questo dei rimborsi che i Comuni dovrebbero fare ai contribuenti, per poi attendere a loro volta un trasferimento statale, è il capitolo più dubbio: nei municipi si leccano ancora adesso le ferite dell'abrogazione dell'Ici prima casa, prima progressiva e poi totale, fatta dai Governi Prodi-Berlusconi.
Avendo dovuto certificare (in maniera complessa e farraginosa) le perdite dal minor gettito, queste erano risultate, alla fine, di oltre 3 miliardi. Ma lo Stato ne aveva preventivati solo 2,6. Risultato: aumentarono le tariffe locali (Tarsu, asili), così i contribuenti poterono pagare sotto altra forma quanto avevano risparmiato con l'Ici. E comunque, a conti fatti, lo Stato non rimborsò mai 423 milioni. Chissà se ora i Comuni si fiderebbero.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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