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NOVITÀ NORMATIVE

SOCIETA' PARTECIPATE: DISAVANZI A QUOTA 34 MILIARDI.

Oltre 5mila partecipate con un indebitamento che vale 34 miliardi. Una galassia che resta quasi un'illustre sconosciuta. E senza adeguati controlli. Non ha usato perifrasi il Pg presso la Corte dei conti, Salvatore Nottola, sulle società miste degli enti locali. Fino ad affondare il coltello: «La gestione degli enti partecipati spesso sfugge al controllo dell'ente». Col peso in più di tutte «le conseguenze dannose di una gestione disavveduta o di comportamenti illeciti, a volte anche delittuosi». In poche parole: c'è il rischio diffuso di corruzione.
Per questo, ha spiegato Nottola, «è indispensabile e urgente» un testo legislativo organico sul sistema degli enti partecipati che riconosca «esplicitamente la loro natura pubblica», dunque la giurisdizione della Corte dei conti. Un testo, ha chiarito, che comprenda anche la definizione (dunque, la certezza) delle risorse impiegate.
La gestione del sistema-partecipate, ha spiegato il Pg, è vitale per la finanza pubblica, eppure spesso «sfugge» al controllo dell'ente locale, che a sua volta magari finisce in dissesto. In situazioni anche poco edificanti: «Tra enti partecipati e amministrazioni di riferimento – è l'accusa – si creano a volte scambi di utilità, per cui queste ultime (gli enti locali, ndr) ricorrono, attraverso i primi, a finanziamenti che non sarebbero ad essi consentiti mentre, col ricorso all'indebitamento, le società acquistano beni immobili dell'ente conferente ed effettuano l'esecuzione di opere pubbliche di interesse dell'ente locale». Per non dire, ma è un altro capitolo, del rischio-tracollo per gli enti locali che ricorrono ai derivati, i cui effetti sui bilanci locali sono di difficile quantificazione: «Il calcolo si basa su scommesse, è come un gioco in Borsa».
I fenomeni di malagestione in genere nella Pa confermano intanto i settori storicamente a rischio: sanità, appropriazione di denaro pubblico, frodi alla Ue per infrastrutture (1 miliardo) e in agricoltura, rifiuti, appalti, servizi e forniture. Un panorama sconfortante. Come sconfortante è il bottino raccolto dopo le pronunce della Corte: il credito virtuale degli ultimi 5 anni è di 3,5 miliardi dopo le condanne in primo grado. Ma incassarli sarà proibitivo se le stesse amministrazioni creditrici non si muovono. Come troppo spesso accade.
FONTE: ITALIA OGGI

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