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NOVITÀ NORMATIVE

IL CONTENIMENTO DEI COSTI NEI CONSIGLI REGIONALI

Per garantire il «cooordinamento della finanza pubblica» e il «contenimento della spesa» i consigli regionali che usciranno dalle urne lunedì prossimo dovranno dare una sforbiciata netta agli stipendi dei politici. Se ne avranno voglia.
Il riassunto è provocatorio, ma sul piano degli effetti concreti è fedele al nuovo tentativo parlamentare di alleggerire la busta paga nei consigli regionali (è l'articolo 3, comma 1 del decreto enti locali nella versione approvata ieri definitivamente).
Ed è fedele all'analisi condotta dal servizio studi del Senato, che nota la mancata chiarezza sul «termine di comparazione» con cui confrontare gli stipendi di consiglieri e presidenti e
soprattutto sottolinea che la norma non stabilisce «un termine entro il quale le regioni devono provvedere», e tanto meno «una sanzione in caso di mancata ottemperanza».
Il fatto è che per rispettare il nuovo limite servono interventi radicali.
Come mostra il censimento effettuato dalla conferenza dei presidenti dei consigli regionali, sommando le voci "base" e i rimborsi il netto mensile può superare i 14mila euro al mese per i presidenti di consiglio e giunta (in Sardegna, Puglia e Sicilia) e gli 11mila per il consigliere "semplice" (Piemonte, Lombardia, Sardegna, Calabria ed Emilia Romagna). Le cifre più sobrie si incontrano invece in Toscana e Umbria, dove il netto mensile oscilla fra i 6.500 (consiglieri in Umbria) e il 7.500 (presidenti in Toscana) euro al mese.
La nuova norma, però, fisserebbe un'asticella decisamente più bassa, rappresentata dall'indennità parlamentare (diaria e rimborsi esclusa). Correggendo il decreto originario, la Camera ha chiarito che il tetto da prendere in considerazione è l'indennità parlamentare «massima», e non quella effettiva.
All'atto pratico, però, la differenza non è abissale: il riferimento è al trattamento economico previsto per il primo presidente della corte di Cassazione, rispetto al quale l'indennità dei senatori, cioè la più alta del parlamento, ha subito nel tempo due piccole limature. La prima, del 4%, è arrivata nel '93 e la seconda, un ulteriore 10%, è stata decisa con la finanziaria 2006. Risultato: l'indennità effettiva, pari all'86,4% del tetto massimo, è 5.614 euro netti al mese (5.355 per chi versa la quota per il vitalizio), da un lordo che supera di poco i 12mila euro; un livello superato da tutti, e doppiato dalle regioni più generose.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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