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NOVITÀ NORMATIVE

TARES: IL MEF ELABORA UN REGOLAMENTO TIPO.

Le Finanze hanno messo a punto per i comuni un prototipo di regolamento del tributo.

Tares con invito al pagamento. Consentito ai comuni di tenere in vita la prassi che prevede l'invio ai contribuenti, senza formalità di notifica, di inviti di pagamento che indicano le somme da versare e le relative modalità e termini entro i quali eseguire detti adempimenti.
Agli enti accordata anche la possibilità di modificare sia il numero che la scadenza delle rate di versamento, che deve comunque avvenire tramite conto corrente postale o modello F-24.
È quanto si legge nel prototipo di regolamento relativo alla tassa rifiuti e servizi pubblicato sul sito del Ministero dell'economia e delle finanze, sul quale gli operatori del settore possono inviare consigli e rilievi anche critici validi per eventuali future edizioni del prototipo di regolamento.
La disciplina statale è contenuta nell'art. 14 del dl 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che è stato oggetto di notevoli cambiamenti da parte dell'art. 1, comma 387, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e cioè della legge di stabilità per l'anno 2013. Il prototipo di regolamento Tares (che da quest'anno ha preso il posto di Tarsu, Tia1 e Tia2) recepisce tutte le novità apportate al nuovo tributo, le razionalizza e propone uno strumento che ogni ente locale può adeguare alle proprie esigenze finanziarie ed organizzative. Ma non è vincolante per i comuni.
Il primo chiarimento presente nel regolamento è il suo ambito di applicazione, che è limitato a disciplinare il solo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, vale a dire un'entrata di natura tributaria, mentre non riguarda in alcun modo la tariffa con natura corrispettiva prevista ai commi da 29-32 dell'art. 14 del dl n. 201 del 2011, che i comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico possono prevedere, con regolamento, in luogo del tributo. Uno dei punti di maggiore incertezza è stato sempre rappresentato dai criteri per l'individuazione del costo del servizio di gestione dei rifiuti e per la determinazione della tariffa. Sul punto si ricorderà che l'originaria formulazione dell'art. 14 del dl 201 del 2012 prevedeva l'emanazione di un regolamento entro il 31 ottobre 2012 e solo in via transitoria, l'applicazione delle disposizioni del dpr 27 aprile 1999, n. 158, e cioè il cosiddetto «metodo normalizzato» per definire la Tia1.
La nuova norma ribalta la situazione in quanto rende definitiva l'applicazione del decreto in questione, circostanza che se da un lato rassicura i comuni che avevano adottato la Tia, dall'altro mette in crisi gli enti rimasti nel regime Tarsu e pertanto non avvezzi all'utilizzo di tali regole. L'art. 13 del regolamento precisa che la tariffa Tares è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte. Precisa, inoltre, che la tariffa è determinata sulla base del piano finanziario con deliberazione del consiglio comunale, da adottare entro la data di approvazione del bilancio di previsione relativo alla stessa annualità.
Un altro aspetto affrontato nell'art. 11 del regolamento riguarda la determinazione della superficie tassabile, che in base alle novità introdotte dalla legge di stabilità, equivale a quella calpestabile dei locali e delle aree suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati. E ciò almeno fino al definitivo allineamento tra i dati catastali relativi alle unità immobiliari a destinazione ordinaria ed i dati riguardanti la toponomastica e la numerazione civica interna ed esterna di ciascun comune che dovrebbe permettere di addivenire alla determinazione della superficie assoggettabile al tributo pari all'80% di quella catastale, e cioè della superficie che l'originaria formulazione del comma 9 dell'art. 14, era considerata tassabile. Ai fini dell'applicazione del tributo si considerano, quindi, le superfici dichiarate o accertate ai fini della Tarsu, della Tia1 e della Tia2.
Il tributo provinciale per l'esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell'ambiente. Dovuto dai soggetti passivi del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, detto tributo provinciale, commisurato alla superficie dei locali e delle aree assoggettabili al tributo comunale, è applicato nella misura percentuale - non inferiore all'1% né superiore al 5 % - deliberata dalla provincia sul solo importo del tributo comunale.
La maggiorazione per i servizi indivisibili. Gli artt. 29 e 30 sono, invece, dedicati alla maggiorazione applicata alla tariffa Tares a copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni. Detta maggiorazione, si legge nelle note all'articolo «ha natura di imposta addizionale rispetto al tributo sui rifiuti (che ha invece natura di tassa), di cui assume il medesimo presupposto». La maggiorazione è dovuta dalle utenze domestiche e non domestiche, in misura pari al prodotto tra l'aliquota vigente stabilita e la superficie soggetta alla Tares. L'aliquota base della maggiorazione è pari, per ogni tipologia di utenza, a 0,30 euro per ogni metro quadrato di superficie imponibile; il consiglio comunale può modificare solo in aumento detta misura elevandola fino a 0,40 euro per metro quadrato, anche graduandola in ragione della tipologia dell'immobile e della zona ove lo stesso è ubicato.
La riscossione. Il pagamento del tributo, della tariffa corrispettivo e della maggiorazione deve avvenire di norma in quattro rate trimestrali a gennaio, aprile, luglio e ottobre, con facoltà di effettuare il pagamento in unica soluzione entro giugno. È stata poi, come detto, prevista nel testo l'alternativa accordata dalla legge ai comuni, che possono modificare sia il numero che la scadenza delle rate di versamento. Lo strumento che i contribuenti devono utilizzare è il bollettino di conto corrente postale, o il modello di pagamento unificato F-24. Nel regolamento si è ritenuto opportuno, per ragioni di continuità, mantenere la prassi invalsa presso i comuni che prevede l'invio ai contribuenti, senza formalità di notifica di «inviti di pagamento» che indicano le somme da versare e le relative modalità e termini entro i quali eseguire detti adempimenti.
FONTE: ITALIA OGGI

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