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NOVITÀ NORMATIVE

ACCORDI INTEGRATIVI A RISCHIO NULLITA' NEGLI ENTI LOCALI E REGIONI.

Integrativi a rischio nella maggioranza degli enti locali e delle Regioni, che non hanno adeguato le regole delle intese decentrate alle previsioni della riforma Brunetta.
Il tempo per adeguarsi al nuovo quadro delle competenze, che per esempio sottrae alla concertazione le materie che riguardano l'organizzazione degli uffici assegnandole alla competenza dirigenziale, è scaduto nel silenzio a fine dicembre del 2012. Complice il congelamento di tutta la contrattazione dettato dal Dl 78/2010, soprattutto nelle autonomie territoriali lo slancio nella revisione delle dinamiche contrattuali alla luce della riforma non è stato particolarmente intenso, e nella maggioranza degli enti ha lasciato le cose com'erano, in attesa di tempi migliori. La riforma, però, nonostante le consuete proroghe, non dava scelta: le intese decentrate andavano adeguate entro il 31 dicembre scorso (articolo 65, comma 4 del Dlgs 150/2009).
Negli ultimi giorni il problema è arrivato sui tavoli della Funzione pubblica e delle organizzazioni sindacali, che si sono chieste che cosa possa succedere nelle amministrazioni che hanno mantenuto inalterate le vecchie intese. I rischi principali riguardano la corresponsione delle indennità integrative, perché di fatto diventa illegittimo il contratto decentrato sulla base del quale sono erogate.
A ben vedere, sulla base di questa impostazione il problema potrebbe non toccare le voci che trovano la propria origine nei contratti nazionali, come accade per esempio per il turno o per l'indennità di lavoro notturno (ad esempio nella Polizia locale). Il contratto nazionale, però, demanda integralmente alle intese decentrate altre indennità, come quelle di rischio e quelle legate a specifiche responsabilità. Per queste voci, le contestazioni potrebbero arrivare numerose, anche a causa dell'articolata griglia di controlli sui contratti decentrati introdotta dalla stessa riforma Brunetta nell'articolo 40-bis del testo unico del pubblico impiego (Dlgs 150/2001).
Proprio per questa ragione, nei giorni scorsi i sindacati hanno avviato i contatti con il Governo per cercare di mettere una pezza al problema evitando altri colpi al potere d'acquisto delle retribuzioni pubbliche. Non manca chi sostiene che l'illegittimità bollerebbe solo le parti dei contratti decentrati non in linea con la riforma, a partire da quelle che chiedono il confronto sindacale per le materie organizzative.
L'"illegittimità parziale", però, è disciplinata dall'articolo 40, comma 3-quinquies del Dlgs 165/2001 solo per le intese che sono state riviste dopo la riforma, ma presentano ancora clausole difformi: in questo caso, l'illegittimità sarebbe selettiva, mentre se la revisione dell'intesa manca completamente potrebbe essere l'intero contratto decentrato a perdere il proprio valore. Vista la complessità della materia, e la concretezza delle responsabilità e delle conseguenze che ne potrebbero derivare, le istruzioni ufficiali sono particolarmente attese.
Così com'è atteso un altro provvedimento che manca all'appello, e che dovrebbe prorogare al 2013/2014 il blocco dei rinnovi contrattuali nazionali del pubblico impiego. Anche il «congelamento» introdotto nel Dl 78/2010 è scaduto a fine 2012, ed è decisamente improbabile un via libera alle contrattazioni: il Dpcm di proroga del blocco era del resto stato già annunciato dal Governo, ma poi si è perso per strada e difficilmente vedrà la luce prima del voto.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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