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NOVITÀ NORMATIVE

IMU 2013: RISCHIO ULTERIORI RINCARI.

Il colpo presentato dall'Imu alle imprese nel 2012 è destinato con tutta probabilità a ripresentarsi quest'anno: c'è anzi il rischio di qualche ulteriore rincaro. Le vecchie regole consentivano infatti ai Comuni di alleggerire un po' il carico sugli immobili dei soggetti extra-Irpef, sulla base del fatto che questi contribuenti non beneficiavano della cancellazione dell'imposta sui redditi fondiari (1,6 miliardi all'anno pagati fino al 2011 dai proprietari di case sfitte), e alcuni sindaci avevano sfruttato questa chance: come conferma la nota inviata dalle Finanze al Comune di Ferrara, però, questi sconti sono oggi vietati per legge, perché il gettito ad aliquota standard del 7,6 per mille sulle imprese andrà tutto allo Stato.
I sindaci, dal canto loro, possono introdurre una maggiorazione del 3 per mille, e in molti saranno costretti a farlo per due ordini di ragioni. La nuova divisione dei frutti fiscali sull'Imu, che dà ai sindaci l'intero gettito su abitazioni e negozi e allo Stato quello ad aliquota standard sulle imprese, rischia di penalizzare molti enti medio-piccoli, soprattutto nel Centro-Nord, in cui i capannoni rappresentano una quota consistente della base imponibile; senza aumenti, in questo caso si rischia una perdita di gettito.
Ma è anche lo stato complessivo della finanza locale a produrre il rischio di ulteriori aumenti fiscali. Rispondendo al sottosegretario all'Economia, Vieri Ceriani, il presidente dell'Anci, Graziano Delrio, sostiene che dai numeri diffusi dall'Economia emerge che «con l'Imu i cittadini sono più tassati ma i Comuni sono più poveri, perché ai nostri calcoli continua a mancare quasi un miliardo di euro di gettito».
Polemiche sulle cifre a parte, l'ottica dei sindaci tiene in considerazione naturalmente i tagli 2012 ai fondi di riequilibrio (calcolati sulle vecchie stime di gettito dell'Economia), e quelli ancora più consistenti che il decreto di luglio sulla revisione di spesa ha messo sul piatto per il 2013 (2,25 miliardi di euro) e che dovrebbero essere distribuiti entro venerdì sulla base dei «consumi intermedi» rilevati nel 2011. «Un taglio così profondo - sostiene Delrio - è inaccettabile e impraticabile in sé», a prescindere dal metodo per distribuirlo, e ha portato i sindaci insieme alle Regioni a chiedere a Monti di «sospendere queste scelte sbagliate».
Proprio l'Imu rischia di essere la valvola di sfogo principale della tensione che si registra sui bilanci locali: nel 2012, come mostrano i dati dell'Ifel (la Fondazione per la finanza e l'economia locale dell'Anci), i Comuni hanno portato al 9,33 per mille l'aliquota media «ordinaria», cioè quella applicata sugli immobili diversi dall'abitazione principale, con un aumento del 22,8% rispetto allo standard del 7,6 per mille. L'imposta, quindi, ha ancora spazio per ulteriori aumenti medi del 13,6%, con una tendenza che può investire anche il mattone interamente "lasciato" ai sindaci. Insieme ai negozi, a rischiare sono le case date in affitto (che ora hanno anche visto scendere dal 15% al 5% la deduzione Irpef del canone imponibile), mentre non sono all'orizzonte correttivi che permettano di ridare spazio ai canoni concordati. Agli affitti di mercato il passaggio dall'Ici all'Imu ha portato in dote aumenti fino al 240%, mentre per quelli "calmierati" l'addio alle agevolazioni ha portato rincari anche del 900 per cento.
A gonfiare le aliquote lo scorso anno è stata poi la guerra di cifre fra sindaci ed Economia sulle stime di gettito, che rappresentavano la base per i tagli ai fondi locali e hanno spinto molte amministrazioni a decidere aumenti anche per evitare sorprese a consuntivo. Uno scenario che rischia di ripetersi quest'anno: per essere efficaci, infatti, le aliquote Imu vanno decise entro il 23 aprile e pubblicate sul sito delle Finanze entro il 30 (nonostante il rinvio a giugno dei bilanci preventivi), con il rischio fondato che le decisioni vengano prese prima che si conosca la distribuzione del fondo di perequazione con cui i Comuni "ricchi" di Imu dovranno aiutare gli enti più poveri. E quando si sceglie al buio, ovviamente, è difficile essere leggeri con le richieste.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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