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NOVITÀ NORMATIVE

IMU RURALI AI SINDACI MA LE FINANZE SONO DI PARERE OPPOSTO.

La riserva d'imposta statale dell'Imu, pari allo 0,2% sui fabbricati rurali di categoria D, non è prevista da nessuna norma di legge e pertanto non può essere applicata. Né allo scopo è sufficiente una risposta delle Finanze a un quesito di Telefisco. Il dipartimento, per quanto autorevole, non è legibus solutus.
Il problema nasce dal comma 380 dell'articolo unico della legge di stabilità 2013 (legge 228/2012). In forza di tale norma, l'Imu è interamente attribuita ai Comuni, con la sola eccezione di una quota di imposta in favore dello Stato, calcolata in misura pari allo 0,76% sui soli fabbricati di categoria D. Per evitare di creare eccessivi cali di gettito nei Comuni ad alta intensità industriale o ricettiva, è inoltre previsto che le amministrazioni possano elevare dello 0,3% l'aliquota base, introitando l'intera eccedenza deliberata.
Si è posto il quesito se la riserva in esame fosse applicabile anche ai fabbricati rurali strumentali, classificati nella categoria D10, atteso che per questi la legge impone l'aliquota massima dello 0,2%. Stante la chiarezza della disposizione di legge, è tuttavia evidente che le soluzioni al quesito possono essere solo due: o la quota statale dello 0,76% si applica oppure non si applica. Non pare proprio che possa neppure prospettarsi una terza via, che individui una quota diversa da quella di legge.
Si è dell'avviso che la risposta corretta è quella di escludere i rurali strumentali dalla riserva statale, per una pluralità di ragioni. In primo luogo, l'aliquota massima di legge è in questo caso dello 0,2%, ed è evidente che una compartecipazione statale al gettito del tributo comunale non può mai risolversi in una surrettizia elevazione dell'aliquota legale.
La legge di stabilità individua la misura della riserva statale richiamando il comma 6 dell'articolo 13, D.L. n. 201/2011, mentre i rurali strumentali sono nel comma 8.
La risposta data dalle Finanze ai quesiti di Telefisco appare pertanto spiazzante e priva di supporto normativo. Secondo il Dipartimento delle politiche fiscali, infatti, per i fabbricati rurali di categoria D la riserva statale sussiste ma opera nei limiti dello 0,2%. La risposta sembra per di più adombrare la possibilità che il comune intervenga sull'aliquota, riducendola allo 0,1%. È però evidente che una delibera comunale non può mai avere effetto su di una quota statale.
Ne deriva che sugli immobili D rurali l'intero gettito deve essere attribuito ai comuni.
Quanto ai controlli sui fabbricati D, premesso che potrebbe dubitarsi dell'estensione della quota erariale anche al gettito da accertamento, è ovvio che essi spettino agli enti locali. L'interesse del Comune potrebbe consistere nell'acquisizione del gettito afferente alle sanzioni, posto che la riserva dello Stato riguarda unicamente l'imposta.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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