PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

TARES: DEROGHE AD AMPIO SPETTRO.

Non sono soggetti alla Tares i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o che non comportano, secondo la comune esperienza, la produzione di rifiuti in misura apprezzabile per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati. A chiarirlo è lo schema-tipo di regolamento predisposto dal Dipartimento delle Finanze per agevolare il compito dei comuni, chiamati a disciplinare il nuovo tributo che, dallo scorso 1° gennaio, ha sostituito Tarsu e Tia.
Il presupposto della Tares, ai sensi dell'art. 14, comma 3, del dl 201/2011 è dato alternativamente dal possesso, dall'occupazione o dalla detenzione di locali o aree scoperte, indipendentemente dal loro uso, purché potenzialmente in grado di produrre rifiuti. Quest'ultimo aspetto, ovvero la suscettibilità delle diverse tipologie di immobili a produrre rifiuti, aveva generato, nella vigenza della Tarsu, un ampio contenzioso. L'art. 62 del dlgs 507/1993, infatti, contemplava, al comma 1, una presunzione legale di produttività di rifiuti collegata alla detenzione e all'occupazione (non era contemplato il possesso), mentre il successivo comma 2 escludeva «gli immobili che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell'anno».
La disciplina relativa alla Tares, invece, sembra ricollegare il presupposto non al fatto in sé del possesso/occupazione/detenzione dell'immobile, bensì alla idoneità oggettiva dello stesso a produrre rifiuti. L'ambito delle esclusioni, pertanto sembra essere più ampio di quello rilevante ai fi ni della Tarsu, come confermato dall'art. 8 della bozza di regolamento predisposta dalle Finanze, che esonera dal tributo, oltre agli immobili che non possono produrre rifiuti, anche quelli che non comportano una produzione «in misura apprezzabile», secondo la comune esperienza.
Tale previsione, che certamente include gli immobili inutilizzati (espressamente richiamati dalla disciplina Tarsu), lascia notevoli margini di flessibilità ai comuni, che possono individuare le ipotesi di esclusione adattandole alla specifica situazione locale. Le linee-guida individuano a titolo esemplificativo le fattispecie più diffuse, fra cui: le unità immobiliari adibite a civile abitazione prive di mobili e suppellettili e sprovviste di contratti attivi di fornitura dei servizi pubblici a rete; le superfici destinate al solo esercizio di attività sportiva (ma non quelle con usi diversi, quali spogliatoi, servizi igienici, uffici, biglietterie, punti di ristoro, gradinate); i locali stabilmente riservati a impianti tecnologici (vani ascensore, centrali termiche, cabine elettriche, celle frigorifere, locali di essicazione e stagionatura senza lavorazione, silos); le unità immobiliari per le quali sono stati rilasciati, anche in forma tacita, atti abilitativi per restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia (limitatamente al periodo dalla data di inizio dei lavori fino alla data di inizio dell'occupazione); le aree impraticabili o intercluse da stabile recinzione; le aree adibite in via esclusiva al transito o alla sosta gratuita dei veicoli.
Tale elenco potrà essere modificato e integrato dai singoli comuni, anche mediante l'individuazione di altre fattispecie: ad esempio, lo schema di regolamento approvato dalla Regione autonoma Valle d'Aosta include anche soffitte, ripostigli, stenditoi, lavanderie, legnaie e simili limitatamente alla parte del locale con altezza inferiore a metri 1,60.
Anche per la Tares (come per la Tarsu), l'esclusione è subordinata alla duplice condizione dell'indicazione di tali circostanze nella denuncia (originaria o di variazione) ed alla sussistenza di elementi di riscontro obiettivi direttamente rilevabili o comprovati da idonea documentazione. Qualche dubbio rimane in merito alla ripartizione dell'onere della prova in caso di contestazioni. A parere di chi scrive rimane fermo l'orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità rispetto alla Tarsu, secondo cui la prova contraria atta a dimostrare la inidoneità del bene a produrre rifiuti è ad esclusivo carico del contribuente, dovendo il soggetto attivo (ovvero il comune) dimostrare solo il fatto oggettivo dell'occupazione/detenzione (si veda Cass. n. 14770 del 15 novembre 2000).
Peraltro, lo scheda di regolamento predisposto dal ministero prevede (art. 8, comma 3) che «nel caso in cui sia comprovato il conferimento di rifiuti al pubblico servizio da parte di utenze totalmente escluse da tributo verrà applicato il tributo per l'intero anno solare in cui si è verificato il conferimento, oltre agli interessi di mora e alle sanzioni per infedele dichiarazione».
Tale formulazione pare riferirsi ai soli casi di conferimento abusivo di rifiuti da parte di utenze che siano state interamente escluse dalla Tares, ma potrebbe fornire appigli ai contribuenti per invocare un'inversione dell'onere della prova. È quindi opportuno che i comuni ne circoscrivano la portata ai predetti casi.
FONTE: ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<settembre 2018>
lunmarmergiovensabdom
272829303112
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
1234567
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio