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NOVITÀ NORMATIVE

CONVENZIONI MEF SUGLI STIPENDI: RESPINTE LE RICHIESTE DI RECESSO.

Insoddisfatti e imprigionati dal Mef. È questo l'umore che serpeggia tra i comuni che in ossequio alla spending review (dl 95/2012) hanno sottoscritto le convenzioni col ministero dell'economia per l'elaborazione delle buste paga.
I pochi municipi aderenti (ad oggi solo 67, ma il numero potrebbe aumentare visto che a fine febbraio scade il termine per chi vuole aderire alle convenzioni a partire dal 2014) non solo se ne stanno pentendo amaramente, ma sembrano doversi rassegnare a restare vincolati al Mef.
Via XX settembre sta infatti respingendo le richieste dei comuni di recedere dalle convenzioni bollandole come «intempestive» e «inopportune».
E agli enti che lamentano di dover sopportare costi maggiori da quando è il ministero a elaborare i cedolini (esattamente il contrario dello scopo perseguito dalla spending review) il Mef replica che i risparmi saranno graduali e potranno concretizzarsi solo in un orizzonte temporale di 3-4 anni.
Nel frattempo però i comuni continuano a perdere soldi perché per far fronte alle difficoltà tecniche originate dalla gestione ministeriale delle buste paga, sono costretti a fare gli straordinari (con notevole dispendio di tempo e di denaro per pagare i dipendenti) o a reperire sul mercato le soluzioni informatiche necessarie.
Tutto trae origine dal fatto che nel calcolare mensilmente gli stipendi, il Mef restituisce ai comuni un tabulato con tutti i dati e gli importi da pagare che però non si interfaccia con la contabilità dei municipi. Con la conseguenza che le cifre devono essere inserite manualmente da un addetto comunale. Non esiste in altri termini la possibilità per il Mef di restituire agli enti un «tracciato record», ossia un prospetto-tipo che consenta l'emissione automatica dei mandati di pagamento. Per i comuni un tracciato di questo tipo sarebbe necessario per risparmiare tempo, denaro e evitare il rischio di errori. A meno di non volersi rassegnare a dedicare ogni mese un dipendente all'inserimento manuale di dati che per la loro complessità e delicatezza sono ad alto margine di errore.
L'altra alternativa è rivolgersi al mercato per reperire un programma di questo tipo. Ma allora, replicano i comuni, tanto valeva continuare a calcolare in house gli stipendi. Perché alla prova dei fatti il costo per l'utilizzo dei vecchi software risulta essere di gran lunga inferiore a quanto gli enti dovrebbero sborsare oggi per far elaborare un programma in grado di far dialogare i dati del Mef con i propri capitoli di spesa.
Il comune di Coriano, in provincia di Rimini, si è fatto due conti in tasca e ha calcolato che con le convenzioni Mef sopporta un aggravio di costi del 45%.
Ma il «cahier des doléances» dei comuni non si ferma solo a un'analisi costi-benefici. Il Mef, infatti, chiude gli stipendi al 28 del mese precedente. Con la conseguenza, fanno notare gli enti, che se un dipendente prende servizio per esempio il 10 febbraio, questi resterà un mese senza stipendio e dovrà attendere il 27 marzo per incassare la retribuzione. Un altro problema pratico riscontrato riguarda la contabilizzazione delle addizionali Irpef che il Mef vuole applicare in 9 rate anziché in 11. Peccato però che, come lamentano gli uffici comunali, ciò non sia possibile senza il consenso espresso dei lavoratori.
Insomma, la centralizzazione degli stipendi degli statali oltre che inutile si sta rivelando alla prova dei fatti anche dannosa. E sicuramente, per quanto i dati di adesione siano ancora parziali, non si può certo parlare di un successo.
Come detto, da una ricognizione operata dallo stesso Mef risulta che in tutta Italia i municipi che si sono convenzionati sono solo 67 (su oltre 8.000). La maggior parte si trova al Centro-nord (18 in Lombardia, 3 in Friuli-Venezia Giulia, 8 in Emilia-Romagna e Toscana, 4 in Veneto e Piemonte, 1 in Trentino-Alto Adige e Liguria, 7 nel Lazio), mente al Sud e nelle Isole l'adesione è stata quasi nulla (8 enti in Puglia, due in Campania e Sardegna, uno in Sicilia).
E c'è chi pensa che sarebbero stati anche meno di 67 se i comuni avessero potuto sperimentare prima l'efficienza del nuovo sistema. Invece, lamentano i sindaci, non c'è stata nessuna dimostrazione preventiva di utilizzo del nuovo software. In pratica, il Mef ha chiesto ai comuni di aderire alle convenzioni a scatola chiusa, chiedendo prima la sottoscrizione del servizio e poi provvedendo a spiegarne il funzionamento agli utenti.
«Abbiamo aderito in buona fede convinti di risparmiare e di acquistare un servizio migliore rispetto a quello già in essere», si difendono i sindaci. «Ora però non sappiamo più come uscirne e ci sentiamo pure minacciati». Il riferimento è alla chiosa finale contenuta nelle lettere di risposta con cui il Mef sta respingendo le richieste di recesso dei comuni: «tutta la documentazione riguardante codesta amministrazione è stata inoltrata alle strutture del commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa pubblica per le valutazioni e le azioni di competenze». Come dire, provate ancora a voler scappare e vi sguinzaglio Bondi (o chi per lui, visto che il supercommissario ha lasciato l'incarico per tuffarsi nell'agone elettorale ndr).
FONTE: ITALIA OGGI

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