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NOVITÀ NORMATIVE

RENDICONTI 2012: NOTA INFORMATIVA CREDITI-DEBITI FRA ENTI E PARTECIPATE.

L'art. 6, comma 4 del dl 95/2012 prevede che, a partire dall'esercizio 2012, i comuni e le province devono allegare al proprio rendiconto di gestione una «nota informativa», asseverata dall'organo di revisione, relativa alla verifica dei crediti e debiti con le proprie società partecipate, con la motivazione delle eventuali discordanze. Si tratta quindi di un'attività di riconciliazione da effettuare nelle prossime settimane.
La previsione è andata ad aggiungersi al già complesso insieme di norme che riguardano le società partecipate dagli enti locali ed ha la finalità non dichiarata di spingere gli enti e le loro società a riconciliare le reciproche posizioni debitorie e creditorie con due anni di anticipo (almeno per gli enti nella fascia demografica 15.000-100.000 abitanti) rispetto all'entrata in vigore dell'obbligo di elaborazione del bilancio consolidato previsto dal nuovo art. 147-quater del Tuel. In altre parole, il legislatore ha previsto questo nuovo adempimento per creare i presupposti necessari al processo di consolidamento, attività quest'ultima che si preannuncia tutt'altro che facile.
La norma è stata scritta in modo piuttosto semplicistico e la sua interpretazione letterale porta a sostenere che la verifica debba essere effettuata da tutti i comuni e province, a prescindere dalla loro dimensione, e nei confronti di tutte le società partecipate, a prescindere dall'attività svolta e dalla percentuale di partecipazione del comune o della provincia.
Dovranno quindi essere presi in considerazione i rapporti esistenti con le società partecipate di gestione dei Spl a rilevanza economica, con le società strumentali e con quelle che esercitano attività a carattere commerciale o industriale (qualora le partecipazioni in tali ultime società siano ancora nel patrimonio dell'ente locale dopo il processo di dismissione di cui all'art. 3, commi 27-29 della legge 244/2007).
Sarebbe stato preferibile che il legislatore avesse introdotto dei limiti dimensionali, prevedendo l'obbligo di riconciliazione delle posizioni debitorie e creditorie solo per gli enti con popolazione superiore a 15.000 abitanti e solo con le società partecipate dal comune o dalla provincia per percentuali pari o superiori, per esempio, al 20%; è infatti piuttosto difficile che un piccolo comune riesca a trovare riscontro alle proprie richieste presso una grande società che gestire servizi pubblici locali, della quale detiene magari una partecipazione minima.
Ma è anche vero che queste situazioni sono probabilmente le più semplici da riconciliare, anche perché spesso i rapporti sono limitati solo all'erogazione di un servizio da parte della società e al pagamento delle relative fatture da parte dell'ente. Niente rispetto ai complessi rapporti che possono coinvolgere, per esempio, un ente locale ed una propria società strumentale, dove, oltre che allo svolgimento di specifiche funzioni esternalizzate, si è spesso in presenza anche di erogazioni di contributi per la realizzazione d'investimenti, che si solito vengono riscontati dalla società e portati a conto economico in base all'andamento del piano di ammortamento delle opere realizzate.
Il processo di riconciliazione delle posizioni di debito/credito previsto dall'art. 6, comma 4 non si presenta certo privo di difficoltà, anche perché i sistemi contabili adottati dall'ente e dalle rispettive società partecipate si basano su principi contabili che rimangono a tutt'oggi nettamente diversi. Ciò che nel bilancio della società può apparire, per esempio, come un credito verso l'ente per fatture da emettere al 31/12/2012, può non essere presente fra i residui passivi dell'ente locale, anche per semplice dimenticanza.
È quindi consigliabile che l'attività di riconciliazione che i responsabili dei servizi finanziari degli enti locali si apprestano ad effettuare in questi giorni sia preceduta da una fase di confronto informale con i responsabili amministrativi delle società partecipate, con l'obiettivo di portare a conoscenza della controparte le informazioni poste a base della riconciliazione. In questo modo, potranno essere risolte molte delle eventuali incongruenze e si potrà così evitare che banali errori di contabilizzazione siano sottoposti all'attenzione dell'organo di revisione – chiamato ad asseverare la verifica – e, addirittura, a quella del Consiglio dell'ente che sarà chiamato ad approvare il rendiconto della gestione.
Al termine di questo riscontro informale, sarà però opportuno che ciascuna società certifichi ai propri enti locali soci la situazione dei crediti e debiti esistente al 31/12/2012 nei confronti di ciascuno, evidenziando e motivando in modo analitico le eventuali discordanze non risolte e fornendo così le informazioni che potranno essere inserite nella «nota informativa» da allegare al rendiconto di gestione 2012.
Per quanto riguarda l'applicabilità dell'art. 6, comma 4 ai consorzi, facendo tale norma esplicito riferimento alle «società», si ritiene che l'ambito applicativo della stessa sia limitato a tutti quei soggetti previsti e disciplinati dalle norme contenute nel Titolo V «delle Società» del Libro V del codice civile, ivi comprese comunque le società consortili che, ai sensi dell'art. 2615-ter del codice civile, sono società commerciali che assumono come oggetto sociale uno scopo consortile. I consorzi, invece, sono disciplinati dalle norme contenute nel successivo Titolo X «della disciplina della concorrenza e dei consorzi», e sono enti ai quali il codice civile riconosce una funzione ben diversa rispetto a quella riconosciuta alle società. Inoltre, ogni volta che il legislatore ha voluto allargare l'ambito di applicazione di una norma anche ad altri organismi partecipati dalle amministrazioni pubbliche, lo ha fatto in modo esplicito, come nel caso del successivo art. 9 del dl in commento, dove per definire l'ambito applicativo della norma, è stata usata l'espressione «enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica».
FONTE: ITALIA OGGI

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