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NOVITÀ NORMATIVE

RISERVA STATALE SUI FABBRICATI RURALI CLASSATI IN CATEGORIA "D".

A partire da quest'anno, per gli immobili «ad uso produttivo di categoria catastale D» è istituita una quota d'imposta erariale che grava sul gettito dell'Imu calcolato all'aliquota standard del 7,6 per mille. I Comuni conservano l'ordinario potere di elevare l'aliquota sino al 10,3 per mille. In tal caso, tutto l'extra gettito rispetto all'aliquota di base resta all'ente locale.
Questa facoltà è prevista per i Comuni con elevata intensità di insediamenti turistici (alberghi) o industriali (stabilimenti), nei quali la riserva statale avrebbe determinato una consistente caduta di gettito. I Comuni non possono invece ridurre l'aliquota base, perché non possono disporre di un gettito riservato all'Erario. La disposizione è collocata al di fuori della disciplina Imu. Per questo motivo, la nuova quota statale ha natura assimilabile ad un sorta di compartecipazione erariale al gettito di un tributo comunale.
Non è chiara la definizione del perimetro oggettivo della riserva. La norma menziona infatti gli immobili «ad uso produttivo», ma la locuzione non identifica con precisione la categoria D, che è invece riferita agli immobili «a destinazione speciale». Da qui il dubbio se la riserva si applichi per tutta la categoria D o solo per le unità che appunto adibite a uso produttivo. È evidente che, se la risposta corretta fosse quest'ultima, occorrerebbe in primo luogo definire cosa si intende per uso produttivo (di beni e servizi?) e quindi identificare in concreto quali immobili realizzano questa definizione.
Le questioni da risolvere sarebbero molteplici. Si pensi ad esempio agli alberghi. Bisognerebbe stabilire se l'attività consiste in una prestazione o in una produzione di servizi. Nella frequente ipotesi in cui il proprietario è diverso dall'utilizzatore, il primo dovrebbe accertare l'attività esercitata dal secondo, per capire se la quota erariale è dovuta oppure no. Gli immobili D inutilizzati, invece, dovrebbero ritenersi esclusi dalla riserva statale.
Sembra invece più corretto sostenere che, sebbene impropriamente, la legge di stabilità 2013 abbia inteso far riferimento all'intera categoria catastale D. In primo luogo, vale ricordare la concezione dell'Imu come imposta su base catastale, come era l'Ici; in quest'ottica, ai fini Imu rilevano in linea di principio le risultanze catastali, anche quando in contrasto con le destinazioni d'uso effettive.
Dovendo effettuare la stima del gettito derivante dalla nuova compartecipazione, è verosimile ritenere che essa sia stata effettuata tenendo conto di tutti i fabbricati D. È infine evidente che in questo modo si semplifica la gestione dell'imposta. Per i fabbricati D10, qualificabili come rurali strumentali, si è dell'avviso che la riserva statale non si applichi, contrariamente a quanto affermato dalle Finanze. Per questi immobili, infatti, l'aliquota di legge è il 2 per mille, non il 7,6. Né d'altra parte pare ragionevole affermare che una mera riserva di gettito in favore dello Stato possa tradursi nella elevazione dell'aliquota di legge dell'Imu.
Resta il problema degli immobili D, posseduti dai Comuni, ubicati sul loro territorio e non destinati a compiti istituzionali. Su questi beni, anche sulla base di indicazioni ministeriali per ora non formalizzate, sembra che la riserva statale sia dovuta. L'unica eccezione proponibile potrebbe consistere nel sostenere che, in presenza di identità tra soggetto attivo e soggetto passivo della pretesa, l'obbligazione tributaria si estingue per confusione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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