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NOVITÀ NORMATIVE

TAGLIO DELLE POLTRONE AL RALLENTATORE

Draconiani a dicembre nella finanziaria, futuribili a gennaio con il decreto «salva-enti», in due tempi ora con la legge di conversione approvata martedì.
A parole. Perché all'atto pratico i tagli alle giunte di comuni e province che la maggioranza ha deciso in extremis di rianticipare al 2010, lasciando al 2011 quelli ai consigli, si riducono a una spuntatina: i 1.025 comuni coinvolti nelle elezioni amministrative 2010 che iniziano domenica, infatti, dovranno rinunciare in tutto a 400 assessori su 5.092: meno dell'8%, mentre sul totale dei posti al rinnovo la "stretta" imposta dal parlamento vale il 2,01%, sempre che oggi tutti gli enti sfruttino il limite massimo imposti dalle norme.
Pochino, che diventa zero nelle 11 province interessate dalle elezioni di quest'anno, dove i nuovi criteri non cancellano nemmeno un posto: 354 politici provinciali finiscono il mandato, e 354 ne iniziano un altro lunedì. Il taglio vero rimane rimandato a 2011 e 2012, quando i 2.067 comuni che andranno alle urne dovranno rinunciare a 4.029 consiglieri e 2.494 assessori; sempre che un mille-proroghe, un «salva-enti» o l'attesa Carta delle Autonomie non cambino le carte in tavola.
Magie della matematica, degli arrotondamenti e dei criteri di calcolo, che moltiplicano i passaggi ma riducono gli effetti.
La regola base imposta dal decreto convertito in legge martedì è chiara: gli assessori possono essere al massimo un quarto rispetto ai consiglieri, e non più un terzo come prevede la vecchia norma. Detta così, sembra un taglio del 20%, ma attenzione: fra i consiglieri, come spiega l'Anci (in base al testo unico degli enti locali), sono calcolati anche il sindaco e il presidente, e quando la divisione dà un risultato con la virgola il numero va arrotondato all'unità superiore (lo precisa il decreto).
Quindi? In un piccolo comune, oggi, ci sono 12 consiglieri e 4 assessori (cioè un terzo); con le nuove regole bisogna prendere i consiglieri (12), aggiungere il sindaco (13), dividere per quattro anziché per tre. Risultato: 3,25, che arrotondato all'unità superiore diventa 4. Cioè come prima. I comuni più grandi perderanno un assessore (2 quelli fra 30mila e 100mila abitanti), mentre le province rimangono intatte. La dieta vera comincerà solo negli enti che terranno le amministrative nel 2011, quando dovrebbe entrare in vigore la stretta anche sulle assemblee: riducendo il denominatore (i consiglieri), l'effetto sul numeratore (gli assessori) è doppio.
Si vedrà; anche perché sul tema la polemica è sempre rovente, gli amministratori locali rivendicano (calcolatrice alla mano) che i risparmi veri non arrivano dalla rinuncia a qualche consigliere, e il rinvio è sempre dietro l'angolo. Lo sa bene anche il centro-sinistra, che nella scorsa legislatura progettò di tagliare 5omila poltrone locali e finì per cancellare una decina di assessori nelle città più grandi.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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