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NOVITÀ NORMATIVE

ICI: ABITAZIONE PRINCIPALE - RESIDENZA - DIMORA ABITUALE.

Non doveva pagare l'Ici l'abitazione principale situata in luogo diverso dalla residenza anagrafica a condizione che tale luogo fosse la dimora abituale. Quindi, Lory Mariani, che ci chiede lumi sul punto, potrà chiedere l'annullamento dell'accertamento che il suo Comune le ha inviato. Infatti, in vigenza dell'Ici, l'esenzione per l'abitazione principale non era indissolubilmente connessa con la residenza anagrafica. Questa rappresentava infatti una mera presunzione legale relativa che il contribuente poteva superare dimostrando dove era l'effettiva dimora abituale (articolo 8, comma 2, Dlgs 504/1992).
Ai fini della vecchia imposta comunale sugli immobili, l'esenzione per l'abitazione principale era disposta dall'articolo 1 Dl 93/2008. Tale disposizione richiamava in particolare la nozione di legge di abitazione principale e rientravano nell'agevolazione anche la fattispecie assimilate ope legis all'abitazione principale, quale ad esempio i fabbricati degli Iacp, e le ipotesi tipizzate di assimilazione regolamentare da parte del comune.
Nella nozione di legge si richiamava l'unità immobiliare in cui il contribuente aveva residenza anagrafica, precisando però che era fatta salva la prova contraria. L'ultimo periodo del medesimo comma 2 chiariva in cosa consisteva la prova contraria. Si legge infatti che per abitazione principale si intende l'unità immobiliare in cui il contribuente ed i suoi familiari dimorano abitualmente. La dinamica normativa era quindi la seguente: l'unità immobiliare esente era quella di residenza anagrafica, a meno che il contribuente non riuscisse a dimostrare che la dimora abituale era altrove. Ai fini dell'assolvimento di tale onere probatorio, la legge non prevedeva nulla, di modo che la prova contraria era libera, senza alcuna predeterminazione dei mezzi.
Allo scopo, poteva quindi farsi riferimento, ad esempio, all'intestazione ed ai consumi relativi alle utenze a rete (gas, energia elettrica, telefono, eccetera). Se nell'immobile di residenza le utenze erano intestate a terzi mentre in quello di dimora le utenze erano riferibili all'interessato, con consumi consoni ad un utilizzo continuativo, la prova deve, in linea di principio, ritenersi assolta. Un altro elemento rilevante poteva essere costituito dal luogo di lavoro, qualora l'immobile di residenza fosse stato ubicato in un comune diverso da quello in cui il contribuente dimorava. Un ulteriore elemento di riscontro significativo poteva essere la fattura del trasloco. Se da tale documento poteva evincersi il luogo e la data di effettuazione del trasporto, è evidente che l'indicazione della dimora abituale risultava ulteriormente rafforzata. Si precisa infine che i regolamenti comunali non potevano in alcun modo limitare la prova contraria, ad esempio, ammettendo solo alcuni mezzi di prova.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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