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NOVITÀ NORMATIVE

RICORRERE CONTRO LA TARSU NON RIDUCE LA SOMMA A RUOLO

Il ricorso del contribuente contro l'accertamento della Tarsu, consente comunque all'ente impositore di iscrivere a ruolo l'intero importo e non solo la metà delle maggiori imposte dovute, come invece succede per altri tributi erariali. A chiarirlo è la Cassazione con la sentenza n. 5759/2010.
La vicenda trae origine dal ricorso di una società, contro la notifica della cartella di pagamento, nel quale veniva eccepita la decadenza dell'iscrizione a ruolo. Secondo il contribuente, l'avviso di accertamento, regolarmente impugnato, riguardava l'anno 1994 ed era stato notificato nel 1998, mentre l'iscrizione a ruolo veniva formalizzata nel novembre 2002, oltre il termine previsto dall'articolo 72 del Dlgs 507/93.
I giudici di merito rigettavano il ricorso. A loro avviso, il termine di iscrizione a ruolo, previsto dall'articolo 72, decorreva nella specie, non dalla notifica dell'avviso, ma dal passaggio in giudicato della sentenza che aveva respinto l'impugnativa.
La Suprema corte è giunta invece a conclusioni opposte partendo dal presupposto che uno dei principi generali su cui si basa il processo tributario è quello che l'atto impositivo, in quanto autoritativo, produce i suoi effetti (ossia può essere messo in esecuzione), anche se impugnato, indipendentemente dal suo controllo di legittimità, fatto salvo il potere del giudice di sospenderne l'efficacia mediante un provvedimento ad hoc.
L'ente pubblico è, pertanto, legittimato alla sua riscossione e il contribuente ha il dovere di pagare quanto richiesto, con la facoltà per l'amministrazione di iscrizione a ruolo se tale dovere rimanga inadempiuto.
Inoltre, la riscossione delle maggiori imposte pretese avviene nonostante l'impugnativa dell'atto di accertamento. La riscossione, in questo caso, può essere anche parziale e graduale in relazione alle vicende del processo, ma soltanto in presenza di espresse previsioni normative in tal senso, come nel caso delle imposte sui redditi (articolo 15 del Dpr 602/73).
Per la Tarsu, secondo la Cassazione, nessuna disposizione di legge prevede una graduazione nell'attività di riscossione, nel caso in cui l'avviso di accertamento venga impugnato davanti al giudice tributario. Quindi, rispetto alle imposte sui redditi, l'ente impositore legittimamente iscrive a ruolo (e quindi al contribuente giungerà la cartella di pagamento) dell'intero maggiore tributo preteso e non solo del 50 per cento.
La Suprema corte ha accolto il ricorso del ricorrente non condividendo la tesi per la quale l'impugnativa dell'accertamento sospende il termine per la iscrizione a ruolo. Tale tesi contrasta con il principio generale secondo cui il termine previsto non è sottoposto a interruzione o sospensione (articolo 2964 del Codice civile).
L'iscrizione a ruolo della tassa, degli interessi e delle sanzioni per l'intero importo, nonostante l'accertamento non sia definitivo, perché il contribuente lo ha impugnato, suggerisce di richiedere, sin dal primo ricorso (quello avverso l'accertamento) la sospensione dell'atto impugnato. Diversamente, se si attende la notifica della cartella, si rischia di non riuscire a discutere (ed eventualmente ad ottenere) la sospensione dell'atto entro i sessanta giorni successivi, a partire dai quali l'agente della riscossione può porre in essere tutte le attività per il recupero del credito (anche se non definitivo).
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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