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NOVITÀ NORMATIVE

IMU NO-PROFIT: I TEMPI SI ALLUNGANO.

Gli enti non commerciali e gli enti ecclesiastici hanno cinque anni di tempo per adeguare le proprie regole in modo tale da evitare il pagamento dell'Imu. Il termine del 31 dicembre scorso per la riscrittura di statuti e regolamenti, fissato dal decreto 200/2012 dell'Economia, «non è perentorio», perché il calendario da seguire è quello ordinario delle regole Ici "migrate" anche nell'Imu, in base alle quali il Comune ha cinque anni di tempo dalla scadenza del periodo d'imposta per contestare «dichiarazioni incomplete o infedeli» (articolo 1, comma 161 della legge 296/2006).
A dare valore "dichiarativo" e non "costitutivo" a statuti e regolamenti è lo stesso ministero dell'Economia, che dà il via libera ai tempi lunghi nella risoluzione 3/2013. Riflessioni giuridiche a parte, comunque, l'apertura del ministero si spiega anche con i tempi lunghi di emanazione del decreto con le regole per gli enti non commerciali: la stessa risoluzione ministeriale «constata», infatti, che «il Dm 200/2012 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 novembre 2012, quindi a ridosso della scadenza del 31 dicembre». Dal momento che «non sono previste sanzioni in caso di inosservanza» dell'obbligo di rivedere regolamenti e statuti, nulla vieta di considerare la scadenza «ordinatoria», cioè in pratica poco più di un'indicazione.
Sul piano pratico, però, il "rinvio" toglie una base all'attività di accertamento dei Comuni sull'imposta da contestare a chi non rispetta i nuovi requisiti per l'esenzione, indicati dall'articolo 91-bis del Dl 1/2012 e attuati proprio dal Dm 200/2012 che fissava la scadenza del 31 dicembre scorso.
In base a quelle regole, l'esenzione scatta sulla base di un duplice requisito. Il primo riguarda appunto lo statuto, o il regolamento con scrittura privata per gli enti ecclesiastici che di statuto sono privi, che deve vietare di distribuire utili o dividenti ai soci, imporre il reinvestimento di ogni avanzo di gestione nell'attività «istituzionale» e prevedere, in caso di scioglimento dell'ente, la devoluzione del patrimonio a un'altra realtà che svolga attività analoghe. Il secondo capitolo dei requisiti punta, invece, l'attenzione sulle caratteristiche indispensabili all'attività per essere considerata «non commerciale», a partire dall'obbligo di prevedere tariffe «simboliche» o comunque non superiori alla metà di quelle praticate dai concorrenti "di mercato" della stessa area territoriale. Nel 2012, per avere l'esenzione Imu occorreva che l'intero immobile fosse occupato da attività istituzionali non commerciali, nel 2013 invece deve debuttare il meccanismo che prova a separare porzioni esenti e porzioni imponibili all'interno dello stesso immobile.
Il regolamento, arrivato a tre settimane dalla scadenza del saldo Imu, aveva suscitato più di una preoccupazione nel mondo degli enti non commerciali, e in particolare nelle scuole (e nelle strutture sanitarie) che si attestano a livelli tariffari lontani da quelli «simbolici» indicati dal decreto per continuare a sfruttare l'esenzione dall'imposta immobiliare. A conferma della sua applicazione al 2012, il ministero aveva disposto anche il pagamento integrale dell'Imu a saldo per questi soggetti, che al momento dell'acconto di giugno non erano ancora a conoscenza delle nuove regole. In un quadro come questo, l'adeguamento al nuovo obbligo non è stato ovviamente universale, e proprio per questa ragione in molti Comuni sono partite le procedure di accertamento. Procedure che, alla luce delle nuove istruzioni ministeriali, dovranno ora seguire un calendario decisamente più "disteso".
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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