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NOVITÀ NORMATIVE

IMU NO-PROFIT: ESENZIONI SUL COMODATO GIUSTIFICATE.

Il tema delle regole da applicare in tema di Imu e non profit continua ad accendere il confronto. Prendendo in esame la risoluzione 4/DF/2013 del ministero dell'Economia, in tema di esenzione Imu nei confronti di beni immobili concessi in comodato da un ente non commerciale a un altro e si arriva a ipotizzare un aumento del contenzioso in materia a causa dell'interpretazione resa dal ministero.
Secondo la lettura data dalla risoluzione del 4 marzo, l'esenzione Imu disciplinata all'articolo 7, comma 1, lettera i (richiamata espressamente dalla disciplina dell'Imu), trova applicazione anche in tale circostanza (di non identità, cioè, tra soggetto proprietario e soggetto utilizzatore). Occorre apprezzare il coraggio e la volontà dell'amministrazione, che ha saputo aprirsi a un'interpretazione che coglie realmente la ratio più profonda della norma. Questa nulla dice a proposito della supposta identità soggettiva tra l'ente proprietario dell'immobile e quello utilizzatore. Ciò che conta, ai fini dell'esenzione, è che il bene immobile sia destinato a realizzare direttamente gli scopi dell'ente. Situazione, questa, che può verificarsi anche attraverso la gratuita messa a disposizione del bene ad altro soggetto, la cui attività risulti satisfattiva dei fini dell'ente concedente. Detto in altri termini, un ente non commerciale ben può mettere il proprio bene immobile a disposizione di un altro ente non commerciale, purché ciò sia finalizzato alla realizzazione delle finalità dell'ente proprietario. Si tratta di un modulo organizzativo che consente la realizzazione dello scopo dell'ente, agevolato dall'ordinamento.
L'orientamento della Corte di cassazione, richiamato nell'articolo, coglie l'importanza del fatto che la destinazione del bene consente il diretto raggiungimento della finalità istituzionale dell'ente; le preoccupazioni che la stessa Corte ha avvertito sono piuttosto quelle che con l'intervento di un terzo soggetto rispetto all'ente proprietario non venissero più rispettate e realizzate la ratio e la finalità di questo. Ma se l'ente non commerciale utilizzatore ha la stessa natura, le stesse caratteristiche e realizza i medesimi scopi dell'ente proprietario, non si vede perché si debba penalizzare tale collegamento tra i due soggetti, negando l'esenzione. Piuttosto, anche mediante l'utilizzo del bene da parte di un altro ente non commerciale, diverso da quello proprietario dell'immobile, il bene forma oggetto di un'attività propria di quest'ultimo, che l'ordinamento intende agevolare: e questo, correttamente, ha colto la risoluzione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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