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NOVITÀ NORMATIVE

STOP AI REGALI NELLA PP.AA.

Torna in auge l'obbligo di indossare il badge per i dipendenti pubblici che lavorano a contatto con l'utenza. È all'interno del nuovo «Codice di comportamento», che fra le altre cose vieta di ricevere regali di valore superiore ai 150 euro e arriva a prevedere il licenziamento per chi sgarra in modo particolarmente grave.
Il Consiglio dei ministri ieri ha approvato il Codice, che secondo il ministro della Funzione pubblica in questo modo ha «posto un ulteriore tassello per rendere pienamente operativa la lotta al malcostume» contenuta nella legge anticorruzione. Però non è riuscito dare il via libera a un altro regolamento, collegato alla stessa norma e probabilmente di maggior valore sostanziale: quello che dovrebbe bloccare gli incarichi dirigenziali e amministrativi di vertice a chi è titolare di conflitti di interesse e a chi è incappato in una condanna, anche non definitiva, per reati contro la pubblica amministrazione.
In larga parte, il Codice di comportamento approvato ieri si risolve in una sorta di Galateo del dipendente pubblico, chiamato a «perseguire l'interesse pubblico senza abusare della posizione di cui è titolare», a «contenere i costi senza pregiudicare la qualità dei risultati» e così via, e «operare con correttezza, cortesia e disponibilità» quando lavora con il pubblico.
Nel caso dei dirigenti, viene rilanciata la loro responsabilità nella «promozione del benessere organizzativo», assumendo «un comportamento esemplare e imparziale» nei rapporti con i colleghi e «favorendo l'instaurarsi di rapporti cordiali e rispettosi» all'interno dell'ufficio.
Più concrete le regole che puntano direttamente contro fenomeni di corruzione e micro-corruzione, anche quando questi non rientrano nel raggio d'azione del Codice penale. Da questo punto di vista, il tema più noto riguarda la limitazione ai regali al «modico valore», indicato in 150 euro. I dipendenti non possono accettare cadeaux più importanti e se ne ricevessero devono metterli subito a disposizione dell'amministrazione di appartenenza perché siano restituiti o «devoluti ai fini istituzionali».
Le violazioni delle norme scritte nel Codice di comportamento implicano responsabilità disciplinare secondo le solite modalità, che graduano la sanzione in base alla gravità della violazione e, almeno sulla carta, possono arrivare anche al licenziamento nei casi peggiori.
La responsabilità disciplinare può colpire anche chi viola le nuove regole di trasparenza, un concetto che nel Codice viene declinato in modo diverso a seconda che si rivolga a dipendenti o dirigenti. I primi devono comunicare per iscritto ai propri dirigenti tutti i rapporti di collaborazione retribuiti avuti con soggetti privati negli ultimi tre anni, precisando se con questi soggetti hanno avuto o abbiano a che fare anche suoi parenti o affini entro il secondo grado, il coniuge o il convivente. Il dirigente, invece, è tenuto a dichiarare anche partecipazioni azionarie e interessi finanziari «che possano porlo in conflitto d'interesse con la sua funzione pubblica», e a indicare parenti o affini entro il secondo grado (oltre al coniuge o al convivente) le cui attività li pongano «in contatti frequenti con l'ufficio che dovrà dirigere».
Il tema dei conflitti d'interesse era al centro dell'altro provvedimento attuativo della legge anti-corruzione atteso ieri al Consiglio dei ministri: quello sull'incandidabilità. La legge 190/2012, in particolare all'articolo 1, commi 49-50, chiede infatti al Governo di disciplinare l'impossibilità di conferire incarichi dirigenziali a chi abbia cariche politiche o ruoli di peso in soggetti privati sottoposti a regolazione dalla stessa amministrazione, oltre che per i condannati anche non definitivi per reati contro la Pa. Ieri, però, il provvedimento si è arenato sul tavolo del Consiglio dei ministri.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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