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NOVITÀ NORMATIVE

IL CONSIGLIO DETERMINA LE TARIFFE DELLA TARES.

Le tariffe della Tares dovranno essere approvate dal consiglio comunale, con una doppia deroga: al Testo unico degli enti locali (articolo 42, comma 2, lettera f del decreto legislativo 267/2000), che assegna le delibere tariffarie alla competenza generale della Giunta, e al decreto Sviluppo-bis (articolo 34, comma 23 del Dl 179/2012) che invece ha trasferito la competenza tariffaria sui servizi a rete agli ambiti territoriali ottimali (Ato).
La normativa Tares scritta nel decreto salva-Italia (articolo 14, comma 23 del Dl 201/2011) costituisce infatti una disciplina speciale, che vince quindi sulle regole generali previste dalle norme appena citate.
La spiegazione è del dipartimento Finanze, che diffondendo ieri una versione aggiornata e rivista delle Linee guida e del modello di regolamento per la Tares ha risolto in questo modo una possibile empasse sulle competenze a deliberare le tariffe.
Il problema nasce in particolare dal decreto Sviluppo-bis, che nel tentativo di rilanciare il ruolo degli ambiti ottimali previsti dalla manovra-bis del 2011 (articolo 3-bis del Dl 138/2011) ma mai decollati in molte Regioni, aveva trasferito a loro «le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, compresi quelli appartenenti al settore dei rifiuti urbani, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe all'utenza per quanto di competenza». Gli ambiti territoriali ottimali, però, in molte parti d'Italia non ci sono ancora, o sono solo ai nastri di partenza, e ciò avrebbe contribuito a elevare il già consistente tasso di confusione che regna intorno al nuovo tributo sui rifiuti nato in sostituzione di Tia e Tarsu.
In una prima versione delle Linee guida le indicazioni ministeriali sembravano aver ignorato il problema, che nelle nuove istruzioni diffuse ieri trova invece una spiegazione tecnica. La competenza è del consiglio comunale in base alla gerarchia delle norme, secondo il principio che la disciplina "speciale", tagliata su misura, vince sempre su quelle generali.
Il chiarimento è importante, anche se da solo ovviamente non basta a dissipare la nebbia che ancora avvolge le amministrazioni locali alle prese con il debutto del nuovo tributo. A parte i problemi di liquidità prodotti dal rinvio "elettorale" della prima rata a luglio, che impone alle aziende di lavorare "gratis" per oltre metà dell'anno, la stessa definizione delle tariffe è un compito non semplice.
Ogni Comune è infatti inserito in un ambito, e solo i piani d'ambito redatti dai gestori e approvati dagli Ato (o dai consigli dove l'Ato non c'è) possono offrire la base per determinare una tariffa che copra integralmente i costi.
Anche per questa ragione, si ritiene che i Comuni possano deliberare i bilanci preventivi anche senza le tariffe Tares, rimandando a un secondo momento (entro il termine generale del 30 giugno) le scelte su questo versante.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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