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NOVITÀ NORMATIVE

BILANCI E TRIBUTI POSSIBILI SLITTAMENTI E RINVII.

In pochi ambiti l'improvvisazione inconcludente che ha funestato molta politica italiana negli ultimi anni si è manifestata con tanta evidenza come nella riscossione locale. Non proprio un settore secondario, se tributi e tariffe di Comuni e Province valgono 45 miliardi all'anno: l'Imu prima e la Tares poi sono state le regine della correzione fiscale chiamata a tenere in riga i conti pubblici fiaccati dalla crisi, ma fissate le regole delle imposte i Governi e soprattutto il Parlamento hanno considerato un fastidio inutile decidere le modalità per incassarle in maniera ordinata e puntuale.
Un dato basta a spiegare la gravità del problema: il settore è nel caos da 22 mesi, da quando nel maggio 2011 uno dei tanti decreti-Sviluppo scritti senza troppa fortuna in «Gazzetta Ufficiale» decise l'addio ai tributi locali da parte di Equitalia, che tra riscossione spontanea e coattiva lavora con il 75% dei Comuni italiani. Il fatto che la norma fosse contenuta in un articolo intitolato alla «semplificazione fiscale» aggiunge solo un tocco di colore.
Da allora la politica (tutta, non solo il centrodestra autore di quella prima "riforma") ha alimentato un dibattito continuo sulla necessità di pensare a «una riscossione dal volto umano», e si è sbizzarrita nel pensare alle soluzioni più varie e fantasiose, guardandosi bene dal valutarne la praticabilità. Con il risultato che a dominare il panorama è stato finora solo il prodotto-simbolo del made in Italy normativo: la proroga. Equitalia avrebbe dovuto chiudere i rapporti con i Comuni il 1° gennaio 2012, poi la data è stata spostata al 30 giugno, a fine dicembre e ora è fissata al 30 giugno prossimo.
Non occorrono sfere di cristallo o fondi di caffè per immaginare un altro rinvio, magari a fine anno. La storia recente della finanza locale insegna però che le proroghe da noi non servono a risolvere i problemi, ma a cronicizzarli. Basta guardare alle vicende dei bilanci locali nel 2012, rinviati fino al 30 ottobre nel tentativo di definire prima un quadro condiviso fra Governo e sindaci sulle entrate dell'Imu in ogni Comune.
Tentativo fallito, visto che i provvedimenti con l'assegnazione del gettito sono finiti sui tavoli del Tar, i consuntivi del 2012 da chiudere entro aprile sono un'incognita e una nebbia ancora più fitta avvolge i preventivi di quest'anno.
La legge di stabilità ne ha già prorogato i termini per l'approvazione al 30 giugno: anche in questo caso, complici le amministrative in programma tra il 26-27 maggio e il 9-10 giugno in 712 Comuni, prevedere un nuovo slittamento è facile.
A pagare la catena delle proroghe non sono solo i sindaci, ma prima di tutto i cittadini. Già nel 2012 le incognite sull'Imu hanno contribuito a gonfiare le aliquote per le difficoltà di preventivare il gettito e il timore di incontrare brutte sorprese nei numeri definitivi: quest'anno i punti interrogativi si estendono alla Tares e ai tagli da spending review e alle regole del Patto di stabilità. E i costi fiscali dell'incertezza continueranno a crescere.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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