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NOVITÀ NORMATIVE

BILANCI PREVENTIVI 2013: UN LABIRINTO PIENO DI INCOGNITE.

Quanto tempo impiega un rubinetto di cui si ignora la portata a riempire una vasca di cui non si conoscono le dimensioni? Il classico «problema della cisterna», presenza fissa in tanti test di matematica, suonerebbe più o meno così se seguisse le dinamiche in voga oggi nella finanza locale. Lo stallo politico uscito dalle elezioni ha infatti investito in pieno anche i bilanci di Comuni e Province, con le amministrazioni alle prese con i consuntivi 2012 (da chiudere entro il 30 aprile) e i preventivi 2013 (la scadenza per ora è fissata al 30 giugno) in un quadro a cui mancano praticamente tutti i numeri principali.
Gli ultimi giorni sono stati dominati dall'intervento chiesto dai sindaci al Governo Monti affinché si metta mano a un decreto urgente per sbloccare almeno 9 miliardi di pagamenti incagliati nelle regole del Patto di stabilità e dare una mano ad aziende sempre più in difficoltà. Sono molti, però, i punti oscuri dei conti 2013 che hanno bisogno di un Governo, meglio se nel pieno delle funzioni, per essere risolti.
Il primo è senza dubbio quello legato alla Tares. Il rinvio a luglio della prima rata del tributo che ha sostituito Tarsu e Tia e deve finanziare sia lo smaltimento rifiuti sia i «servizi indivisibili» (manutenzione delle strade, illuminazione pubblica e così via) non cambia di un euro i conti per i cittadini, che saranno più pesanti rispetto al 2012 per l'ampliamento dei settori "coperti" con questa voce (si vedano le pagine 2 e 3). Lo slittamento, deciso dal Parlamento (in modo bipartisan) per ragioni squisitamente elettorali, rende però impossibile la vita alle aziende, che devono continuare a operare senza ricevere entrate effettive prima di settembre, e dei Comuni, spesso impossibilitati a intervenire per provare a coprire la crisi di liquidità degli operatori.
Ma non c'è solo questo aspetto: le tariffe vanno decise dai Comuni, con un sistema largamente rivoluzionato rispetto a quello della Tarsu applicata fino all'anno scorso dalla stragrande maggioranza dei sindaci, ma per garantire la copertura integrale dei costi imposta dalla legge devono basarsi sui piani finanziari, che devono essere redatti dalle aziende. Negli ambiti più ampi, dove lo stesso operatore serve anche centinaia di Comuni, la quadratura del cerchio diventa un'impresa parecchio complicata. Per dribblare il problema i sindaci chiedono di rinviare la Tares al 2014 e le aziende spingono almeno per un ri-anticipo della prima rata, ma il Governo uscente ha fatto sapere di essere in difficoltà a ritoccare una decisione del Parlamento.
Sulla componente legata ai «servizi indivisibili» il Comune deve invece decidere se applicare la maggiorazione-base da 30 centesimi al metro quadrato o farla aumentare fino a 40. A complicare i conti c'è però il fatto che la maggiorazione sarà compensata da un taglio equivalente (un miliardo a livello nazionale), la cui assegnazione ente per ente sarà decisa dall'Economia sulla base di un meccanismo analogo a quello usato nel 2012 per l'attribuzione del gettito Imu. Proprio questo provvedimento è oggi sui tavoli dei giudici amministrativi per i ricorsi multipli da parte delle Anci regionali, per cui è facile prevedere contestazioni anche per la "replica" in ambito Tares.
Sulla colonna delle entrate pesa, poi, la maxi-incognita legata all'assegnazione dei tagli messi in calendario per quest'anno dal decreto di luglio sulla revisione di spesa. Il conto per i Comuni è da 2,25 miliardi, cioè 4,5 volte i 500 milioni sforbiciati nel 2012: l'assegnazione per singolo Comune andava decisa entro il 15 febbraio, ma il decreto non è mai comparso anche per la tensione alle stelle fra sindaci e Governo sull'entità dei tagli e sulle modalità per distribuirlo. Anche su questo punto i sindaci chiedono un provvedimento del Governo, ma per discuterne occorrerebbe un Esecutivo nella pienezza dei poteri.
Il tema si intreccia con la distribuzione del Fondo di solidarietà comunale, una partita da oltre 5 miliardi, che dovrebbe essere alimentata dall'Imu dei Comuni "ricchi" in favore di quelli con minore capacità fiscale. Con un meccanismo come questo, di conseguenza, nessun Comune è in grado di stabilire quanto gettito Imu rimarrà davvero nelle proprie casse. Ancora più complicata la situazione delle Province, che si sono viste tagliare i fondi in vista di un alleggerimento di strutture e funzioni che poi è naufragato, con il risultato che i "vecchi" enti sono tutti sopravvissuti, ma non hanno risorse per funzionare.
Per far ripartire la macchina della finanza locale, insomma, servirebbe un decreto sul calendario Tares, un intervento sui tagli compensativi per i servizi indivisibili, il decreto sulla sforbiciata da spending review e qualche indicazione sul Fondo di solidarietà. Un'agenda un po' troppo ricca per un Governo nato in una legislatura finita ormai da tre settimane.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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